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Aggressione islamica all’Esquilino: l’ennesimo caso di tragedia sfiorata e di ipocrisia massmediatica

Sono stati aggrediti con calci e pugni nel quartiere romano dell’Esquilino, mentre passeggiavano mano nella mano. La loro colpa? Essersi scambiati delle effusioni davanti ad una moschea, tra l’altro abusiva, in quanto era stata chiusa diversi mesi prima.

È successo qualche giorno fa, precisamente nella notte tra domenica e lunedì, ad una coppia di cittadini romani, che in seguito all’incontro ravvicinato con un immigrato malese, frequentatore della moschea, sono stati costretti a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. L’episodio sarebbe potuto finire ben più tragicamente se non fosse intervenuta una pattuglia delle forze dell’ordine, che transitava da quelle parti per un normale controllo.

In questo episodio di cronaca c’è tutto il fallimento dell’immigrazione selvaggia che in questo Paese è stata non solo permessa, ma addirittura incoraggiata e fomentata, per anni e anni: una moschea abusiva che non sarebbe dovuta essere aperta e che invece svolgeva normalmente la sua attività, sotto gli occhi di tutti; un cittadino straniero che non riconosce alcuna legge e alcuna tradizione della Nazione che lo ospita (in Italia, fortunatamente, non siamo a Ryiad, e baciarsi per strada è permesso) ma, viceversa, pretende di imporre la propria; la mancata copertura mediatica della notizia, che sarebbe stata di ben diverso tenore se, ipotizziamo, si fosse trattato di un immigrato aggredito da un italiano (abbiamo visto come nel caso di Fermo, giusto per fare un esempio, un mafioso nigeriano che voleva massacrare un nostro connazionale sia diventato una vittima, e la vera vittima, Amedeo Mancini, sia stato criminalizzato per mesi su tutti i mass media, con tanto di Boldrini che piagnucolava in TV contro il ritorno del pericoloso razzismo).

L’ennesimo esempio di tragedia sfiorata e di doppiopesismo mediatico, che fa si che quando una notizia permette di propagandare l’immagine del “povero immigrato” viene riproposta incessantemente e in tutte le salse, e quando invece riguarda le prepotenze dei fancazzisti invasori viene coperta.

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“Alleance for Deutschland” al 14% in Germania: cosa avete da festeggiare?

“Alleance fur Deutschland”, il partito che in Germania ha preso il 13,7% e che sta facendo venire il mal di testa a comunisti, cessi sociali, giornalisti salottieri e anche ad Angela Merkel, è veramente un partito fascista e nazista? I fascisti all’amatriciana di casa nostra, che sprizzano gioia da tutti i pori ed esultano felicissimi, hanno davvero ragione di festeggiare? E i cretini di sinistra che in questo momento vorrebbero mettere a ferro e fuoco la sede del partito a Berlino, con tanto di forze dell’ordine in assetto antisommossa, hanno davvero ragione per esternare ancora una volta quanto siano cretini?

Rispondere è abbastanza semplice: no.

Anche capire se un movimento si richiama al Fascismo dovrebbe essere abbastanza semplice: se riprende le istanze del Fascismo – in politica interna, esterna, in materia economica e sociale – allora si, se si allontana nettamente da quelle istanze, allora no. Semplicissimo, pure questo.

AFD è un partito liberale in materia di politica economica, anti-musulmano e fortemente ancorato alle mitiche radici giudaico-cristiane dell’Europa (qualunque cosa significhi, nel bene e nel male), filosionista (con tanto di militanti che si fanno fotografare gaudenti con la bandiera israeliana), e il suo dirigente nazionale, una donna, è una lesbica che convive con una cingalese. Insomma: tutto fuorché Fascismo o Nazionalsocialismo. L’unica cosa che potrebbe avvicinarlo ai movimenti patriottici europei è la sua contrarietà all’immigrazione clandestina. Ma per essere contrari a quest’ultima non bisogna essere di destra, di estrema destra o fascisti: è sufficiente essere sani di mente. Oppure leggersi i programmi elettorali.

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Il Fascismo esiste e resiste. Alla faccia di Fiano

Entro qualche settimana arriverà in Senato – dopo essere passato alla Camera dei Deputati – il disegno di legge Fiano, che dovrebbe vietare la propaganda fascista su tutto il territorio nazionale. Includendo, nella definizione di “propaganda fascista”, anche la vendita dei soliti gadget (bandiere, vini, busti con la figura di Mussolini) su cui una intera cittadina, Predappio, ha fondato la sua stessa esistenza. Non solo: la legge vieterebbe perfino la cosiddetta gestualità fascista. Oltre all’abusato saluto romano, insomma, state attenti a parlare con le mani sui fianchi e i piedi uniti, oppure a serrare troppo la mascella e ad alzare troppo il labbro inferiore: qualcuno potrebbe scambiare la vostra espressione per la famosa mascella volitiva di Mussolini, e decidere di denunciarvi per apologia di Fascismo.

La demenza di questa legge dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, anzitutto una cosa: che lor “signori” sentono il fiato sul collo di un vento che non tira più nella loro direzione. E reagiscono con l’unica cosa che conoscono meglio: la repressione di regime.

Il gigantesco muro di balle su cui hanno preteso di erigere questa repubblica di massoni, mafiosi e mignotte comincia a mostrare troppe crepe: la propaganda di regime non fa più il suo dovere: troppi, in questo Paese, cominciano a pensare che, riguardo alle vicende che hanno interessato il Nostro paese nella prima metà del Novecento e nel secondo conflitto mondiale, i buoni e i cattivi non stiano solo dall’una o dall’altra parte. L’ultimo blitz con cui dare il colpo definitivo all’identità degli italiani al fine di renderli un mucchio miserabile di bastardi e di rincoglioniti facilmente governabile e manovrabile, non è riuscito: il Ministero dell’Interno, Marco Minniti, ha detto chiaramente che l’introduzione dello ius soli “avrebbe messo in pericolo la tenuta democratica del Paese”. Tradotto significa: se legalizziamo l’invasione di parassiti e di fancazzisti africani che gli italiani sono costretti a subire passivamente sulla propria pelle, questi vengono a sbucciarci come una banana.

L’antifascismo istituzionale non tiene più botta: basta entrare su una qualsiasi pagina Facebook dell’ANPI per vedere, tra i commenti, persone che pubblicano autorevoli inchieste giornalistiche su questi criminali di guerra venduti allo straniero e che hanno favorito l’invasione della Nazione da parte degli angloamericani. Sempre più questi personaggi, che a distanza di ottanta anni mostrano tutta la loro caratura morale perfino difendendo lo stupro e la tortura di Giuseppina Ghersi perché ritenuta una fascista (una ragazzina di tredici anni, è bene ricordarlo) trovano quello che meritano: insulti e pernacchie.

Davanti al ritorno di una ideologia che nonostante tutto non si è riusciti a fermare con disposizioni transitorie e leggi anti-apologia, questa gente ha dovuto prendere atto che sempre più persone, specialmente giovani, sono disposte, nel bene o nel male, a difendere il Fascismo o ciò che il Fascismo rappresentò.

Alle loro democratiche autostrade che crollano giù dopo qualche anno, alle loro volgari palazzine grigie e tristi da parco buoi, il Fascismo oppone i suoi monumenti e le sue opere: l’EUR, la stazione di Milano, la bonifica delle paludi pontine, l’Università di Roma, Cinecittà, Littoria, Pomezia, Sabaudia, Aprilia, Carbonia, Arborea, la sede centrale delle Poste Italiane a Roma, la sede INPS, il Foro Mussolini (ora Foto Italico), i Fori Imperiali, La Sapienza, l’Idroscalo Milanese, il Palazzo di Giustizia di Milano, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella, la Milano-Bergamo, la Milano-Torino, il Ponte del Littorio (oggi Ponte della Libertà) di Venezia, la costruzione di decine e decine di città, la sottrazione all’incuria di centinaia e centinaia di chilometri quadrati di territorio, le strade, le scuole, le università. 

Ai democratici e progressisti Beppe Severgnini e Roberto Saviano il Fascismo oppone Guglielmo Marconi, Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Ungaretti, Italo Calvino, Gabriele D’Annunzio, Ardengo Soffici, Curzio Malaparte, Filippo Corridoni, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Massimo Bontempelli, Giovanni Gentile, Giovanni Papini, Mino Maccari, Leo Longanesi, Berto Ricci, Alberto Carocci, Ugo Ojetti, Telesio Interlandi, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Mario Praz.

Al “jobs act” il Fascismo oppone la Carta del Lavoro.

Ad Equitalia il Fascismo oppone l’INFPS.

Ad una Valeria Fedeli che siede sulla poltrona di Ministero dell’Istruzione senza avere nemmeno uno straccio di laurea il Fascismo oppone l’Enciclopedia Treccani, monumentale creazione ad opera di Giovanni Gentile valida ed attuale ancora oggi.

Il Fascismo esiste e resiste. Tra venti anni di Fascismo e ottanta di democrazia il confronto è impietoso. È attraverso il Fascismo che questa classe dirigente fatta di mediocri, di cui Fiano è il più autorevole esponente, vede il riflesso della propria nullità politica, umana, morale, fatta solo di odio, di rancore e di nulla. Perché di Mussolini si continuerà a parlare anche fra cento anni. Di Fiano, una volta archiviata la sua ridicola legge (così ci auguriamo, quantomeno per goderci un delizioso prosecco davanti alla sua faccina piagnucolosa in TV) non si ricorderà nessuno.

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Lo stupro di Rimini: l’integrazione di Boldrini e Bergoglio ha fallito miseramente

Nello stupro di gruppo di Rimini vediamo riprodotta plasticamente tutta la fallimentare politica dell’immigrazione portata avanti dall’Europa e, in special modo, dall’Italia.

Secondo Gentiloni e il governo italiano non ci sarebbe alcuna correlazione tra immigrazione e criminalità: già solo questa affermazione, come abbiamo visto, è stata smentita dai dati che certificano, al di là di ogni dubbio, come – almeno per quanto riguarda i reati sessuali – gli stranieri stuprino in proporzione otto volte di più rispetto agli italiani.

I migranti di Rimini non fanno alcuna eccezione, come hanno potuto sperimentare sulla loro pelle le due donne violentate e il marito di una di queste, che è stato massacrato di botte.

Eppure, secondo la propaganda progressista e radical chic, questi sarebbero i nuovi migranti, quelli desiderosi di integrarsi in Italia, quelli che sono già come noi, e basterebbe solo una legge ad hoc per certificare quello che sarebbe già un dato di fatto.

Balle. Enormi e gigantesche balle che diventano verità solo perché vengono ripetute ripetutamente e ossessivamente dai mass media conniventi e complici.

I tre stranieri arrestati sono marocchini; Butungu, considerato il capo della banda, è congolese. Provenienti da due paesi diversi ma, come hanno testimoniato le amiche ai giornalisti e agli inquirenti, uniti da ciò che l’Africa, indipendentemente dal paese di origine, porta con se: la violenza come metodo privilegiato per confrontarsi con la realtà; il machismo rozzo e brutale; il disprezzo di ogni regola e di ogni codice di comportamento etico, percepiti solo come ostacoli all’affermazione delle proprie pulsioni primarie (le donne, il sesso) e sociali (la bella vita, le belle auto, le scarpe di marca: in nome di ciò tutti e quattro sono coinvolti nella detenzione e nello spaccio di stupefacenti e nella frequentazione di compagnie poco raccomandabili).

 

Tutto ciò, si badi bene, l’Occidente lo ha superato da secoli: il concetto di bene comune, l’idea di una Giustizia super partes che prescinda dal desiderio di vendetta della vittima, l’abnegazione di se in nome di un bene superiore. Di questa civiltà – pur morente, ma ancora viva e pulsante, specialmente se paragonata ad altre civiltà assai meno sviluppate – i cosiddetti “italiani di seconda generazione” non hanno assimilato nulla: l’Italia era solo una terra di conquista dove arrivare e arraffare tutto senza dare niente in cambio.

Insomma: a dispetto delle farneticazioni di Gentiloni, di Minniti e delle Boldrini e dei Saviano, quelli che dovrebbero essere i nuovi italiani, i destinatari della legge sullo “ius soli”, hanno portato con se, senza mitigarle in alcun modo, le antiche pulsioni, le ancestrali tendenze dell’Africa, incompatibili, quando non opposte, alle nostre: non basta un pezzo di carta o le dichiarazioni di un omino con la papalina sulla testa per modificare quello che la tua famiglia, la tua civiltà, il tuo corpo, è da secoli e secoli.

Almeno con questi quattro la tanto decantata integrazione boldriniana e bergogliana non si è realizzata. Per quanti altri immigrati si deve fare questo discorso?

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Gli stranieri stuprano otto volte più degli italiani, e la Sinistra dimostra quanto schifo possa fare

Sono malati di mente, sono ignoranti, sono in malafede. Oppure, ed è, purtroppo, l’ipotesi più probabile, sono un miscuglio di queste tre cose. Di chi parliamo? Dei sinistri, degli antirazzisti, dei centri/cessi sociali, degli attivisti per i diritti umani, e tutto il canagliume che ci gira intorno.

In questi giorni, infatti, hanno il cervello letteralmente in pappa. Non sanno proprio come fare: le statistiche di Repubblica – quindi non suscettibili di essere criticate perché provenienti da un giornale amico loro, sempre in prima fila per lo ius soli e per sostenere l’invasione costante – ci dicono una realtà crudissima: che su 10 reati di violenza sessuale, 4 sono commessi da stranieri, spesso irregolari, sul territorio.

Che cosa rispondono, questi esempi di moralità? Che la società multirazziale è fantastica, perché non c’è un’emergenza immigrazione: “la maggioranza dei reati è commessa da italiani”. Francamente, rispondere a queste scempiaggini sarebbe quasi imbarazzante, ma è comunque doveroso, se non fosse per il fatto che esse vengono strombazzate a volume massimo da tutte le carcasse di regime, dai commentatori alla Saviano e alla Lerner, passando per Boldrini e Bergoglio, per finire con i media mainstream, i portatori del pensiero unico globalista e meticcio.

Non bisogna essere degli scienziati o avere chissà quale laurea per ammettere quello che i numeri mostrano chiaramente: il costo che l’Italia paga per l’immigrazione selvaggia e incontrollata, in termini di coesione sociale e sicurezza, è altissimo.

Su 10 violenze sessuali, 4 sono commesse da stranieri, spesso irregolari, richiedenti asilo, sbandati (come Guerlin Butungu, il capo delle belve di Rimini, che hanno stuprato due donne e hanno picchiato a morte il marito di una delle due). Peccato che gli stranieri nel Nostro Paese siano l’8% della popolazione. Statisticamente ciò significa che ogni 5.300 stranieri uno di loro commette uno stupro; per quanto riguarda gli italiani, invece, uno su 42.000. Ciò significa, né più né meno, che gli stranieri sono portati a commettere stupri e violenze otto volte di più di noi italiani. 

Certamente, la violenza sessuale, da chiunque venga commessa (italiano o straniero che sia) è un reato odioso e come tale deve essere severissimamente punito, a prescindere dalla appartenenza etnica della vita.

Qui, però, parliamo di genti straniere che vengono mantenute e rifocillate nel Nostro Paese pur non avendone alcun diritto (né giuridico né tantomeno morale), e che sono portate otto volte di più a commettere atti di violenza sessuale.

Vedere come la sinistra si agiti cercando di minimizzare questa realtà, di nasconderla, addirittura di capovolgerla (“Gli italiani stuprano più degli stranieri”) è vergognoso; prendere atto della copertura mediatica di cui gode questa clamorosa balla, grazie al fatto che gran parte dell’informazione mainstream sia in mano loro, non può far venire, tra coloro che sono, almeno in minima parte, intellettualmente onesti, un moto di rabbia e di indignazione.

Moralmente abbietta, intellettualmente disonesta, ciecamente anti-italiana, bugiarda e mistificatrice: questa è la sinistra italiana. Una parte politica che si configura, sempre più, come desiderosa a qualunque costo di annientare e disintegrare la Nostra Nazione e la Nostra civiltà. O quel che ne resta.

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