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L'unico movimento del e per il popolo italiano!

Dall’I.N.F.P.S. all’IN.P.S.

Capita spesso di leggere qualche sinistro con il tipico cervelletto che li caratterizza, negare i meriti Fascisti a proposito di Stato sociale; dicono, i poveretti, che non fu il Fascismo a creare il sistema pensionistico… Peccato che chiunque possa verificare online, anche sui siti dell’odierna INPS e di vari Sindacati, quale sia la realtà; in effetti Nel 1898 la previdenza sociale muove i primi passi con la fondazione della Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, ma si trattava di un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori. Gli iscritti nel 1899 ammontavano a 978 in tutta Italia (si pensi che il censimento del 1901 valutava i lavoratori di industria ed agricoltura in 12 milioni!).
Ancora nel 1919, anno in cui la previdenza divenne obbligatoria, gli iscritti alla Cassa Nazionale erano a malapena 660 mila…
Rispetto agli occasionali interventi dei precedenti governi, un attento e coordinato studio condusse alla prima codificazione di una serie di provvedimenti legislativi finalizzati a tutelare nel concreto la posizione dei lavoratori e la loro dignità nelle aziende; dalle leggi per la tutela del lavoro di donne e fanciulli (Regio Decreto n° 653 26/04/1923) e di maternità e infanzia (Regio Decreto n° 2277 10/12/1923), passando per l’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi e le esenzioni tributarie per le famiglie numerose, si arrivò all’edificazione dell’INFPS e dell’INFAIL, colossi dello Stato sociale arrivati fino ai nostri giorni, seppure perdendo per strada una “F”.
Citiamo ancora il libretto di lavoro, le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto, il TFR e la pensione di reversibilità a favore dei superstiti dell’assicurato e del pensionato.
Quindi, come al solito, la “democrazia” giudeo – partigiana non ha saputo fare altro se non eliminare il termine “Fascista” dalle denominazioni, esattamente come è avvenuto per le opere pubbliche del Fascismo, dalle quali sono state cancellate le scritte d’epoca ed i vari adornamenti di Fasci Littori ed aquile.
Oggi però, ed è ufficiale, scopriamo che l’INPS non è più un istituto che garantisce ai lavoratori italiani una pensione, bensì uno schema di Ponzi! Questo, almeno, stando alle dichiarazioni di un boiardo di nome Tito (c’è il futuro in un nome simile!) Boeri, presidente dell’INPS, che ha recentemente dichiarato:
«Abbiamo sempre più bisogno di immigrati che contribuiscano al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale», mentre «il nostro paese ha chiuso molti canali d’ingresso regolare».
Ovvero, in parole più semplici, gli immigrati servirebbero a pagare le nostre pensioni!
Ora, per chi non lo sapesse, ecco cos’è il classico schema Ponzi:
Lo schema Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa.
Lo schema di Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote. I guadagni derivano infatti esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e non da attività produttive o finanziarie. Il sistema è naturalmente destinato a terminare con perdite per la maggior parte dei partecipanti, perché i soldi “investiti” non danno alcuna vera rendita né interesse, essendo semplicemente incamerati dai primi coinvolti nello schema che li useranno inizialmente per rispettare le promesse. La diffusione della truffa spesso diventa di tale portata da renderla palese, portando alla sua interruzione da parte delle autorità.
ponzi
Ecco, la differenza sostanziale fra uno schema di Ponzi e l’INPS è riassunta nelle ultime righe appena riportate, ovvero, nessuna autorità perseguirà mai l’INPS per i soldi sottratti ai cittadini con la forza, o con l’inganno, per una previdenza sociale ormai più presunta che reale. Vedrò di spiegarmi meglio; qual è il concetto stesso di previdenza sociale? Diciamo accantonare parte di quello che guadagniamo per poi ritrovarcelo durante i periodi difficili, o la vecchiaia; come funzionano le assicurazioni private, che garantiscono a chi le sottoscrive la cosiddetta previdenza integrativa? Si versa una cifra stabilita, che può essere mensile, o semestrale, ed alla fine del contratto la si ha indietro in un’unica soluzione, o tramite versamenti mensili.
Come vengono usati questi soldi che versiamo? Vengono custoditi ed investiti dalle assicurazioni, che tramite una diversificazione del portafoglio, ottengono dei rendimenti, una parte dei quali ritorna al sottoscrittore, mentre un’altra parte resta alla compagnia assicurativa per pagarsi il “disturbo” di investire e fare fruttare i soldi dei clienti; ovviamente, oltre a questo viene riconosciuta al contraente la rivalutazione del capitale, calcolata in base agli indici ISTAT (altra creatura del Fascismo).
Cosa accade, invece, quando versiamo soldi all’INPS, ovviamente in misura enormemente superiore e non volontariamente?
Dopo 30/35 anni di versamenti, ci sentiamo dire che i soldi non ci sono più e che abbiamo bisogno di più extracomunitari per pagarci le pensioni!
Facciamo un rapido calcolo tutt’altro che preciso, ma che serve almeno a rendere l’idea; un operaio che incassa mille euro al mese di stipendio, costa all’azienda che lo assume un cifra analoga di versamenti INPS… Quindi a nome di ogni operaio, l’azienda versa circa mille euro mensili all’INPS per 35 anni, ovvero qualcosa come 420 mila euro!
Certo, il calcolo, come detto, è molto impreciso, in quanto nel corse dei famosi 35 anni cambiano le retribuzioni, vanno considerate le svalutazioni e magari cambiano anche le mansioni del lavoratore, ma il calcolo di cui sopra serve semplicemente a porre una domanda: che fine hanno fatto i 420 mila euro versati in questa simulazione a nome del lavoratore? E ancora: come mai invece di investire e rivalutare questi soldi, per poi pagare la meritata pensione, l’INPS sostiene che non ci sono fondi e che per non morire di fame dobbiamo sperare nell’arrivo di milioni di extracomunitari regolari, i quali, con i loro contributi finanzieranno le pensioni? Semplice, perché i soldi che ingenui e sventurati versano all’INPS vengono rubati e spesi per tutta una serie di cose che nulla hanno a che fare con la nostra pensione! Da qui la similitudine con lo schema di Ponzi: per pagare i primi “investitori” si usano i soldi di quanti “investono” dopo, fino allo scoppio del sistema ed alla sparizione degli ideatori, con cassa annessa!
Ecco in sintesi la trasformazione da INFPS a INPS! Dalla previdenza sociale voluta dal Fascismo, allo schema di Ponzi voluto dal giudeame “democratico” per arricchire loro stessi e truffare il cittadino!
Intanto, i soldi che versate come tante formichine, vengono spartiti da questi delinquenti, che finanziano così le false pensioni che concedono al Sud come voto di scambio, nonché i loro stipendi e le loro stesse pensioni! Basta dare uno sguardo a certi articoli, per capire dove finiscono i nostri versamenti e perché c’è bisogno di nuovi “adepti” per finanziarsi:
“Roma, 9 marzo 2017 – La metà o quasi dei super burocrati dell’Inps guadagna 239mila 800 euro, appena 200 euro sotto il tetto massimo di legge dei 240mila. Una beffa, rafforzata dall’avere tutti o quasi lo stesso premio di risultato (…) Comunque, mettendo insieme tutte le voci (parte fissa tabellare, retribuzione di posizione fissa e variabile, premio di risultato), scopriamo che nel 2015 risultavano in servizio ben 44 dirigenti di primo livello, con una retribuzione complessiva annua ampiamente sopra i 210 mila euro a testa, con circa venti recordman a quasi 240 mila euro: da Giulio Blandamura a Vincenzo Caridi, da Rosanna Casella ad Antonello Crudo, da Vincenzo Damato ad Antonio De Luca, da Cristina Deidda a Maurizio Manente, da Flavio Marica a Fabrizio Ottavi, da Luca Sabatini a Sergio Saltalamacchia, da Maria Sciarrino a Gabriele Uselli e altri. Ad appena mille euro in meno si trovavano Giovanni Di Monde, Giuliano Quattrone e Gabriella Di Michele, che a febbraio scorso è stata nominata direttore generale dell’Istituto (…) Se dalla dirigenza di prima fascia si passa alla seconda, le retribuzioni restano comunque su livelli elevati. Su oltre 450 dirigenti di questa categoria, tutti (salvo quelli nominati in corso d’anno) si portano a casa stipendi ampiamente oltre i 100mila, con una quota rilevante che oscilla tra i 130 e i 150”.
https://www.quotidiano.net/economia/stipendi-dirigenti-inps-1.2952038
INPS
Chiarito dove finiscono i soldi che gli ingenui credono di versare per la loro previdenza, rimane ancora da evidenziare un punto che dimostra, oltre ogni dubbio, come l’odierna INPS non abbia più nulla a che fare con la previdenza sociale, essendosi trasformata in un’associazione a delinquere dedita all’estorsione nei confronti dei lavoratori.
Torniamo all’esempio della previdenza integrativa; che cosa accade al firmatario del contratto se, per qualsiasi ragione, non può o non vuole proseguire nei suoi versamenti?
Semplice, il cliente comunica di volere recedere dal contratto, ed ha la facoltà di richiedere indietro quanto versato; certamente rimettendoci qualcosa in penali varie, ma ricevendo comunque indietro buona parte dei suoi soldi.
Nella peggiore delle ipotesi, cioè in caso si voglia recedere dal contratto prima di avere versato per un minimo di anni, si possono perdere i soldi versati fino ad allora.
Cosa accade, invece, se non si versano i soldi che l’INPS pretende dai cittadini?
Si entra in una spirale di cartelle esattoriali, ingiunzioni, pignoramenti e quant’altro, nella speranza di estorcere ai lavoratori quanto richiesto, naturalmente con abbondanza di sanzioni, interessi e more che non di rado triplicano gli importi originari!
Ora, vi sembra normale che un ente nato per tutelare la previdenza sociale dei lavoratori si trasformi un uno sbirro pronto a pignorarti la casa e l’automobile se rifiuti di pagare i contributi per la pensione?
vignetta-Inps
Il comportamento logico sarebbe quello di dire: “Non paghi? Bene, non avrai la pensione”. Invece parte la caccia al poveraccio, con la gentile partecipazione di Equitalia, dei suoi eredi e di ufficiali giudiziari assortiti!
E non credete di saldare il contro crepando! Già, perché i “debiti” con INPS, INAIL ed altri enti criminali non si estinguono con la morte, ma vengono girati agli eredi.
Dico la cosa con estrema certezza, dato che quando morì prematuramente mio padre, nel 1997, mi ritrovai pochi giorni dopo la sepoltura uno di questi maiali stipendiati dallo Stato davanti alla porta di casa, il quale pretendeva da me, in quanto erede, il saldo di “debiti” fiscali avuti da mio padre!
Ovviamente congedai con una pedata l’usuraio itinerante e mi recai a sottoscrivere un atto di rinuncia all’eredità!
Io stesso sono in una situazione analoga, in quanto mi sono sempre rifiutato di pagare bollettini INPS non dovuti, dopo un’iscrizione d’ufficio come “artigiano”, cioè una professione che non avevo mai svolto, essendo stato un dipendente mascherato da lavoratore autonomo con partita IVA, grazie ai delinquenti per i quali lavoravo all’epoca.
Evidentemente ai banditi dell’INPS non pareva conveniente attendere l’arrivo di nuovi extracomunitari, preferendo in questo caso torchiare dei poveracci costretti a prendere una partita IVA per non vedersi licenziare!
Proprio di recente gli indegni usurai, con evidente dose di ottimismo ed ironia, mi hanno inviato una serie di cartelle, ammontanti, con interessi e multe varie, a 34 mila euro!
Peccato per loro, il sottoscritto è stato abbastanza astuto da non avere beni intestati, né tanto meno dal mettere al mondo figli che avrebbero potuto diventare “debitori” di queste canaglie appena venuti al mondo.

Carlo Gariglio

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La differenza tra noi e gli antifascisti: razza e spirito

La differenza tra noi e gli antifascisti: razza e spirito

Lavinia Flavia Cassaro, in questi giorni, è preoccupata, e lo va dicendo sui diversi media che le hanno gentilmente concesso lo spazio necessario per il suo piagnucolio: “Adesso rischiano di licenziarmi”, “Avete rovinato la mia reputazione”, “Rischio di perdere il lavoro”, e via dicendo.

Per questa “stronzetta” da centro sociale, che non sente la crisi e la concorrenza dell’immigrazione perché tanto il suo stipendio arriva sicuro come la morte alla fine del mese, sia che arrivino diecimila o dieci milioni di immigrati, insultare le forze dell’ordine, tutori di quello stesso Stato che lei ha così indegnamente e volgarmente rappresentato, augurare loro la morte e riempirle di contumelie, era un gesto assolutamente normale, che non avrebbe dovuto suscitare tutto il clamore che invece ha creato.

Già solo questo basterebbe per inquadrare al meglio la mentalità degli antifascisti: allevati da questo regime come maiali da allevamento – liberi di grufolare e ringhiare dentro il recintino di illegalità, canne, sesso libero e immigrazione selvaggia che il regime ha in serbo per tutti noi – sono assolutamente slegati dalla realtà, totalmente incapaci di responsabilizzarsi autonomamente per difendere le loro folli, bizzarre e strampalate idee, tanto pronti a gettare bombe da terroristi contro i Carabinieri quanto pronti a piagnucolare su Repubblica se poi si chiede loro di prendersi la responsabilità di ciò che dicono e di ciò che fanno. Come Matteo Renzi, che da buon politico deve aver fiutato che questa recrudescenza dell’antifascismo militante e violento potrebbe far pagare un pesante dazio alla sinistra nelle prossime elezioni, che ha squarciato il velo di accondiscendenza e complicità che la sinistra ha vergognosamente utilizzato per coprire le decine e decine di attacchi di cui si sono resi responsabili i centri sociali in questi ultimi anni.

Chissà come reagirebbe la Lavinia se fosse chiamata a pagare per le proprie idee come noi Fascisti siamo costretti a pagare per le nostre: campagne di diffamazione e di screditamento attive h 24; politici che ti descrivono come un primitivo con la clava in mano e l’osso in testa che con la bava alla bocca gira per le strade a caccia di immigrati da bastonare; perquisizioni della Polizia a qualunque ora del giorno e della notte; processi farsa dati in pasto ai media se osi commemorare i tuoi morti in un cimitero; magistrati che lodano i cessi sociali che strappano e distruggono manifesti e poi si vantano su Facebook, perché il nome “Fascismo e Libertà” è palesemente provocatorio e quindi il bravo cittadino antifascista non può non sentirsi in dovere di vandalizzare il tuo materiale propagandistico regolarmente pagato ed affisso, come accaduto al sottoscritto in provincia di Cagliari; rappresentanti delle istituzioni che chiedono costantemente lo scioglimento del tuo Movimento, quando non ironizzano sulla tua stessa eliminazione fisica; incarcerazioni preventive basate sul nulla, con tanto di regime di 41 bis come se fossi un terrorista o un mafioso, con tanto di gip che nega la tua scarcerazione anche se hai un tumore in fase terminale, come successo alla nostra Katia De Ritis, uccisa non solo da un male incurabile ma anche da questo stesso Stato; le molotov che ti tirano in casa mentre fumi tranquillamente sul balcone di casa tua, e il Carabiniere che ti dice “Lei è di Fascismo e Libertà, cosa si aspetta, fiori e baci?”, come accaduto al nostro Segretario Nazionale, Carlo Gariglio; e poi parenti che fanno finta di non conoscerti, genitori che ti trattano come un disadattato, lavori che avresti potuto avere e che invece non hai avuto – anzi spesso li hai addirittura persi!, minacce di morte e insulti che ti arrivano in qualunque modo – dai social network alle lettere cartacee composte dai ritagli di giornale… Tutte cose che abbiamo imparato già dalle scuole medie e alle superiori, con insegnanti cani e servi che ci hanno reso la vita impossibile già nell’adolescenza.

Tutte cose che noi altri sopportiamo spesso con un coraggio che nemmeno sapevamo di avere, e che spesso non abbiamo.

Questa è la differenza tra noi e loro: una differenza di razza, una differenza di spirito.

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I deliri di Pietro Grasso: davvero volete affidarvi a gente del genere?

Pensare che per anni abbiamo avuto uno come Pietro Grasso a rappresentare le istituzioni rende benissimo l’idea del livello di bassezza raggiunto dal nostro Stato.

Qualche giorno fa, in particolare, questo personaggio, alla disperata ricerca di consensi e di voti, si è esibito in un insieme di frasi deliranti, tali da far venire l’orticaria perfino alla Gruber, che di solito, quando si tratta dei suoi amici di sinistra, è particolarmente disinvolta.

Incalzato da un giornalista (di cui adesso mi sfugge il nome) sul problema immigrazione, Grasso, senza alcun senso del ridicolo, risponde: “Berlusconi come al solito le spara grosse, perché seicentomila immigrati nemmeno ci sono nel Paese. Quindi sono dei dati assolutamente inventati”. Lilli Gruber, a questo punto, ribadisce la cifra degli immigrati irregolari: seicentomila. Grasso continua imperterrito e spara subito la seconda nefandezza: “E perché non lo ha fatto [di rimpatriarli]prima? Perché non lo ha fatto quando era al Governo?”

Siamo al delirio più totale ed al nulla cosmico che non meriterebbe nemmeno una smentita se al posto di giornalisti conniventi e compiacenti ci fosse qualcuno dei nostri. Qualcuno faccia sapere a Pietro Grasso che, secondo i dati Istat, gli stranieri regolari, in Italia, sono all’incirca sei milioni. A questi devono aggiungersi ben più di mezzo milione di immigrati irregolari, che secondo l’Istat sarebbero, all’incirca, tra i cinquecento e gli ottocentomila (incredibile ma vero non è possibile fornire una cifra precisa: non sappiamo quanti stranieri che non hanno alcun diritto per rimanere sul suolo Patrio siano presenti nel nostro Paese). Se Pietro Grasso che risponde “E perché non li ha rimpatriati prima?”, delle due cose una: Pietro Grasso è un grossolano ignorante, oppure Pietro Grasso è in malafede. Oppure, terza opzione, un insieme di entrambe le cose.

Sarebbe anche ora di ricordare a questo disperato che il centrosinistra governa ininterrottamente questo Paese da 7/8 anni: gran parte di quei seicentomila irregolari, Grasso se ne faccia una ragione, sono stati causati, nella stragrande maggior parte dei casi, dalle scellerate politiche buoniste e criminali attuate dagli ultimi governi dei suoi amici, che hanno scientemente favorito l’invasione della Nazione da parte di genti straniere. Quando governava Silvio Berlusconi, e parliamo di quasi due lustri fa, vuoi per fortuna o vuoi per una maggiore capacità del centrodestra ma il numero degli sbarchi era sensibilmente minore.

Nessuno, né il giornalista connivente né la Gruber, fa notare queste evidenze. La conduttrice, però, si intestardisce: vuole cercare di far dire a Pietro Grasso qualcosa di sensato: “C’è chi ha diritto di restare nel nostro Paese e chi no. Chi non ha diritto di restare nel nostro Paese deve essere rimpatriato?” È una domanda diretta e semplice: un si, un no, e spieghi perché è si o no. Invece Grasso “sbarella” miseramente: “Io… io penso che il… abbiamo il dovere dell’accoglienza, dell’integrazione… così come dice Papa Francesco, e di poter riuscire a dare a degli esseri umani, che sono uguali ai nostri poveri… non dobbiamo fare del…” Lilli Gruber si spazientisce: “Però non mi ha risposto alla domanda”. Pietro Grasso, però, è in confusione: “No… io… penso che li dobbiamo certamente trattenere… dobbiamo farli integrare in quella che è l’attività lavorativa… perché altri paesi…” La conduttrice lo interrompe un po’ sarcastica: “Anche se non hanno diritto li dobbiamo lasciare sul nostro territorio.” Ma ormai Grasso è avulso dalla realtà: “Perché non hanno diritto? Il diritto di vivere, il diritto di essere… di un essere umano… l’articolo 1 della dichiarazione dei diritti dell’uomo dice che tutti gli esseri nascono liberi e uguali, in diritti e dignità [mormorio sommesso della Gruber in sottofondo]”.

Innanzitutto mi viene da pensare che quelli di sinistra, fino a qualche anno fa, strepitavano non appena il Papa emetteva un fiato, cianciando di laicità dello Stato Italiano e del dovere, da parte del Pontefice, di non intromettersi nelle questioni di un altro Stato sovrano quale è l’Italia. Ora che il Papa sembra uno di Rifondazione Comunista con la papalina in testa lo citano come una grande autorità. Quanta ipocrisia!

A parte questo, è semplicemente sconvolgente che colui che è da sempre stato un uomo delle istituzioni italiane, un Magistrato prima ed il Presidente del Senato poi, non abbia nemmeno la minima concezione della Nazione come organismo legalmente e giuridicamente adibito a decidere, in base alla propria legislazione interna, se un cittadino straniero abbia o non abbia il diritto di rimanere all’interno dei propri confini, per quali motivi e per quanto tempo. Sono nozioni base che ti insegnano al primo anno di Giurisprudenza (a noi lo insegnavano anche in Educazione Civica) e che una persona con un curriculum come quello di questo personaggetto dovrebbe ormai aver interiorizzato. Invece lo vediamo cianciare per slogan, come un qualunque drogato di qualche centro sociale di estrema sinistra.

Davvero il 4 marzo volete affidarvi a gente del genere?

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Non sarebbe ora di chiudere i centri sociali e arrestare i teppisti rossi?

In queste ore il dibattito politico è animato dalla insegnante al corteo di Torino che, con una bottiglia in mano ed in evidente stato di alterazione, insulta i poliziotti in assetto antisommossa che cercano di evitare il contatto tra i militanti di CasaPound, che manifestavano legalmente e pacificamente, e i teppisti dei centri sociali.

“Poliziotti mi fate schifo! Dovete Morire! Mezza cartuccia del cazzo!”: ecco le frasi che, con la sobrietà e l’eleganza che caratterizza le donne di sinistra, quella che poi si scopre essere una insegnante grida contro i poliziotti. Fermata dall’inviato di Matrix la pasionaria, della quale possiamo anche solo lontanamente intuire l’obbiettività di insegnamento che sicuramente applicherà nel proprio lavoro tra le aule scolastiche, dimostra di aver ben digerito quel clima di odio e di caccia all’uomo contro i Fascisti che viene fomentato e cavalcato dai principali attori della sinistra (Laura Boldrini, Pietro Grasso, Emanuele Fiano): “Certo, ho detto quelle parole perché loro stanno proteggendo i fascisti, e perché un giorno potrei trovarmi fucile in mano a combattere contro questi individui”.

Cosa accadrebbe se un Fascista invocasse le armi contro gli avversari politici? Quante ore e ore di pianti strappalacrime e di appelli contro la pericolosa violenza nazifascista dovremmo sorbirci a reti unificate dalle bocche delle Boldrini, dei Grasso, dei Fiano, dei Saviano, dei Lerner? Invece una insegnante che platealmente insulta, minaccia ed augura i peggiori male alle forze dell’ordine che hanno il solo torto di far si che un comizio legalmente autorizzato possa svolgersi senza incidenti, non fa alcuna notizia. Di più: conosco personalmente una insegnante cagliaritana di destra che, davanti ai suoi alunni e ai suoi colleghi, è stata insultata da un collega uomo che le ha augurato, con quelle delicatezza e dolcezza proverbiale dei sinistri, di finire come il Duce: fucilata ed appesa per i piedi a piazzale Loreto. Il livello di odio e di isteria che sta raggiungendo questa gente comincia a diventare seriamente preoccupante.

Solo Matteo Renzi, che è l’unico, a sinistra, ad avere ancora un minimo di serietà istituzionale, deve aver fiutato l’aria che tira e aver capito che questo clima di odio potrebbe finire per “martirizzare” ben più del desiderato l’opposta area politica. Dal salotto di Barbara D’Urso ha affermato: “Che schifo, una professoressa che augura la morte ai poliziotti andrebbe licenziata su due piedi. Torino è una realtà in cui ci sono molti centri sociali che, come dice il senatore Stefano Esposito del mio partito, andrebbero chiusi”. Sul fatto che la sinistra sia disposta a chiudere i centri sociali, cioè quei centri di bassa manovalanza con la quale una sinistra in stato comatoso cerca di recuperare consensi (e cerca di intimorire, quando non uccidere espressamente, gli avversari politici), ci crediamo poco. Quanto agli altri, se la priorità di chi andrà al governo sarà quella di riportare un po’ di ordine e di pulizia nelle nostre città, insieme alle espulsioni forzate di seicentomila immigrati irregolari si dovrebbe procedere alla chiusura forzata dei centri sociali e all’arresto (in alcuni casi con finalità terroristiche, come dimostrato dagli eventi di Torino) della teppaglia che ammorba quei luoghi, per far si che essi possano essere sottratti alla droga, alla violenza e alla criminalità per essere restituiti alla cittadinanza.

E, già che ci siamo, togliere la cattedra a questa docente, che ha platealmente dimostrato di non essere in grado di svolgere quel ruolo di imparzialità e di morigeratezza che il mestiere di insegnante prevede, e denunciarla per istigazione alla violenza. Forse, quando questa gentaglia verrà toccata nel soldo e finirà indagata come accaduto a noi altri per cose ben minori, abbasserà la cresta.

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Uccidere un Fascista non è reato (specialmente se indossi le scarpe da tennis)

Padova, Bologna, Napoli, Palermo, Torino: sono solo le ultime città, in ordine di tempo, dove gli antifascisti dei centri sociali hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo dandosi al loro sport preferito (perché tutelato dalle istituzioni e dai mass media), ovvero la caccia al fascista. Che si tratti di vandalizzare una città, aggredire le forze dell’ordine o pestare a sangue in dieci contro uno gli avversari politici, la sensazione che questa gente goda di un’impunità totale, come utili sgherri di regime, è sempre più palese.

Mentre questi teppisti sfasciano le vetrine, incendiano automobili e cassonetti dei rifiuti, aggrediscono le forze dell’ordine con bombe dotate di chiodi e bulloni, cioè appositamente pensate per uccidere (come quelle che sono state utilizzate contro i Carabinieri a Torino, in occasione di una manifestazione contro un comizio di Simone Di Stefano di CasaPound) o, alla meglio, per mutilare e gambizzare, oppure mentre si danno ad una vera e propria caccia all’uomo contro i militanti di destra, continua, incessante, il leit motiv di una sinistra in fase terminale e che vede nella recrudescenza dell’antifascismo la sua unica ragione di esistenza: i movimenti e i partiti fascisti vanno chiusi, i loro militanti arrestati. Non una sola parola di condanna per le decine e decine di vittime dei centri sociali e degli antagonisti, non una presa di posizione. Almeno fino a qualche giorno fa, quando, in due distinti episodi – l’aggressione palermitana a Massimo Ursino, dirigente napoletano di Forza Nuova, e l’utilizzo, come già scritto, di bombe di matrice terroristica contro i Carabinieri torinesi che hanno impedito agli antagonisti di venire a contatto con i militanti di destra che nel frattempo partecipavano ad un regolare ed autorizzato comizio – poco è mancato che ci scappasse il morto.

Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, due tra gli autori del pestaggio contro un dirigente di Forza Nuova a Palermo qualche giorno fa, sono stati immediatamente rilasciati. Due pesi e due misure, come sempre. Vi immaginate l’ondata di sdegno se avessero rilasciato due militanti di destra o fascisti accusati di aver cercato di uccidere un ragazzo di sinistra? Perché di questo si tratta: l’imputazione è quella di tentato omicidio, messa nera su bianco dal gip: “La modalità dell’aggressione, nel senso del numero dei soggetti che vi hanno attivamente preso parte, il fatto di aver messo in totale inferiorità fisica la persona offesa a cui è stato calato sul viso un berretto di lana sia per renderla inoffensiva sia per impedirgli di riconoscere i suoi vigliacchi aggressori, la circostanza di aver addirittura legato col nastro adesivo le gambe di Ursino per impedirgli di scappare…non può far dubitare della sussistenza certa del dolo non delle lesioni ma del tentato omicidio”. Lo scrive la Procura nella richiesta di convalida del fermo di Giovanni Codraro e Carlo Mancuso.

Questi vandali e teppisti si possono permettere il lusso di compiere qualunque cosa e i politici, lungi dal condannare queste azioni, continuano a premere incessantemente sullo stesso tasto: chiudete i movimenti fascisti perché sono contrari alla Costituzione, arrestate i loro esponenti. Ora, nessuno ha mai spiegato ai mandanti di questi criminali che delle due l’una: o i movimenti e i partiti fascisti sono realmente fuorilegge e in aperto contrasto con la Costituzione, e quindi lo Stato non è capace di far rispettare la legge nella stragrande maggioranza del suo territorio, addirittura permettendo a questi stessi partiti e movimenti di fare propaganda elettorale alla luce del sole, oppure questi movimenti e partiti politici sono già stati sottoposti al vaglio della Magistratura e non violano nessuna legge, e quindi possono esistere al pari di tutti gli altri.

Che idea si può fare un criminale di estrema sinistra, ignorante e cretino per definizione, quando si sente continuamente dire che c’è un’emergenza democratica perché partiti palesemente illegali sono tranquillamente e alla luce del sole sulla scena politica? Si sente in dovere, come la cronaca ha dimostrato, di intervenire da solo, con spranghe e bombe chiodate. I mandanti morali dei teppisti e degli antagonisti dei centri sociali vanno ricercati in Gentiloni, Grasso, Boldrini, Saviano, e tutti coloro che, lungi dall’aver mai pronunciato una parola, anche solo di circostanza, di condanna o di biasimo per le decine di attentati contro sedi di movimenti di destra, i pestaggi, gli agguati, hanno contribuito a soffiare incessantemente sul fuoco dell’odio, e continuano anche oggi. Proprio in questo momento, a Roma, i mandanti morali degli indagati per tentato omicidio ai danni di Massimo Ursino sbandierano ai quattro venti, in piazza, la loro contrarietà alla violenza fascista, ben consapevoli che la violenza, in questi ultimi mesi, è venuta solo ed esclusivamente da un’unica parte politica: la loro.

L’unica spiegazione a tutto ciò è che la sinistra, e una certa parte del governo e del potere, voglia il morto, e che solo per una serie di fortunate coincidenze questo non ci sia ancora stato.

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