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L'unico movimento del e per il popolo italiano!

C’è chi combatte…

Sempre in tema di lotta al terrorismo, è diventata virale in internet la foto di questa soldatessa siriana dei “Falchi del deserto” sul fronte di Palmira, che le ultime notizie danno liberata dai tagliagole dell’ISIS.
Che dire? C’è chi scappa vigliaccamente dalle avversità, pensando egoisticamente a se stesso e lasciando il proprio Paese alla mercé dei barbari, e c’è chi rimane dimostrando eroismo e amore per la Patria. Non servono ulteriori commenti.

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Liberali che mettono le bombe: riflessione sugli ultimi attacchi

A breve distanza dagli ennesimi attentati terroristici in Europa, interveniamo ancora una volta sul tema, l’opinione sul quale non è affatto cambiata rispetto alle posizioni che abbiamo espresso all’indomani dell’attacco al Charlie Hebdo, in Francia.
Cambia la posizione geografica, ma il problema rimane sempre lo stesso: il fallimento del progetto europeo, per come lo hanno concepito e lo concepiscono le élite liberal-tecnocratiche, è conclamato e questa è l’ennesima conferma di quanto MFL-PSN dichiara da tempo immemore. Non bisogna cadere nelle svariate trappole argomentative che tirano per la giacca i latenti pregiudizi – da ambo le parti – delle persone, del popolino così propenso a giudicare. Così come non accettiamo e riteniamo infondate le ricostruzioni secondo le quali per risolvere l’attuale situazione “c’è bisogno di più integrazione, più democrazia [la loro, però!] e più libertà”, allo stesso modo non accettiamo l’idea che, ora, sia necessario aprire una sorta di “caccia all’islamico” quale detentore di tutte le più crudeli arti responsabili della nostra sofferenza come popolo europeo. No: entrambe le posizioni (la prima tipica dei “democrat” piddini, la seconda più simile all’atteggiamento mostrato da Matteo Salvini della Lega Nord) noi le riteniamo irresponsabili, oltre che parziali e non utili alla risoluzione della grave questione che ci si pone di fronte. E’ vero che esiste un problema serio con un certo islam, peraltro molto diffuso in Europa, che, refrattario, ignorante e ostile, è in prima fila proprio contro l’integrazione proposta da coloro che lo hanno gentilmente ammesso sul suolo europeo. Ma è anche vero che il “dagli all’islamico” generalissimamente inteso assomiglia molto al “dagli al fascista” per partito preso che abbiamo dovuto sopportare in 70 anni di repubblica italiana.
Bisogna identificare i veri responsabili delle stragi: gli esecutori stanno a valle, ossia quei jihadisti fanatici e spesso manovrati dalle segrete stanze occidentali, ma coloro che permettono il dilagare degli stessi sono i padroni dell’Europa e dell’Occidente: i cosiddetti liberali, che subdolamente si trincerano dietro il paravento dei diritti e della libertà. “Noi – dichiarano questi stolti – siamo superiori ai nostri nemici perché, nonostante tutto, non neghiamo mai la libertà alle persone”. E pazienza se poi le stesse persone divengono carne da macello in nome e per conto di questa molto interessante idea di “libertà”. E pazienza se, nel frattempo, stanno negando alle persone la libertà di decidere il proprio futuro attraverso la precarizzazione delle esistenze dovuta alla crisi economica (generata anni or sono non certo dagli islamici o dai fascisti o dai comunisti, ma da chi ben sappiamo), lavorativa, sociale e morale. L’importante è che non si dica che mancano la libertà e la democrazia nei loro regimi. Parole senza senso e svuotate di vera sostanza politica. Parole che evidentemente si intendono valide universalmente, ma – quando si dice il caso – valgono solo per chi arriva e per certi privilegiati autoctoni; mentre il resto della popolazione subisce gli effetti di quello che in America è stato penosamente e ipocritamente chiamato Patriot Act!
Limitare i diritti reali, espandere gli pseudo-diritti (come la pagliacciata delle unioni gay) e parlare di isola felice che subisce vili e assolutamente immotivati attacchi “esterni”! E’ questo il capolavoro silenzioso dei nostri padroni che si definiscono liberali. E intanto disarmano i popoli – politicamente, culturalmente e antropologicamente -, li distruggono nel grande melting pot globalizzato e massificato, rendendoli alla mercé dei secondini dello jihad, che fanno il doppio gioco.
Noi questo non lo accettiamo! Rifiutiamo in toto le politiche irresponsabili e antinazionali dei governanti europei! Continueremo a ribadire questi concetti in ogni sede disponibile, fino al cambio di rotta definitivo della nostra Patria, per la costruzione di una vera e solidale Europa delle Patrie.

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Bologna: MFL contro la droga nelle scuole

Pubblichiamo il comunicato della sezione bolognese di MFL-PSN a seguito delle recenti polemiche sui controlli antidroga nelle scuole di Bologna.

Ieri la sezione bolognese di MFL-PSN è intervenuta nel surreale dibattito che si è acceso in città a seguito delle operazioni antidroga dei carabinieri in alcune scuole.
Dal momento che il “fulcro” della polemica contro l’intervento delle forze dell’ordine sono state le Laura Bassi di via S. Isaia, è proprio lì che abbiamo deciso di recarci per lanciare il nostro messaggio agli studenti di tutta Bologna. Non ci siamo fatti mancare anche un salto al liceo Copernico.
Dicendo “ama i cani, odia le zecche” intendiamo invitare la popolazione scolastica a non lasciarsi abbindolare dalla ormai arcaica e stantia retorica della sinistra che, celandosi dietro fiumi di parole vuote, mira in realtà alla creazione di zone al di sopra della legge dove la droga possa girare liberamente. Noi questo non lo tolleriamo! Perché vogliamo salvaguardare il ruolo formativo ed educativo dell’istituzione scolastica contro ogni tendenza che danneggi la salute e l’equilibrio della nostra gioventù. Perché diciamo no al finanziamento di realtà illegali e spesso mafiose. Perché, ancora una volta, i compagni la smettano di tentare di egemonizzare le scuole che in realtà non li seguono.

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8 marzo

“Bisogna essere stati in carcere o averne corso il rischio, essere stati perseguitati, oppure avere avuto contro di sé la massa, per capire che cosa valga una donna nella vita di un uomo. Credo che ciascuno di voi abbia un po’ di questa esperienza e credo che ciascuno di voi che ha riaperto delle Federazioni si è trovato accanto, tra i primissimi, qualche donna…”
(Alessandro Pavolini al discorso inaugurale del Congresso di Verona, il 14 novembre del ’43)

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Perché Donald Trump mi sta simpatico

Pubblichiamo un intervento del vicesegretario per le Isole Andrea Chessa.

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Anche nella nostra area pullulano quelli che ormai identifichiamo come i radical chic. Non vanno alle apericene antifasciste e alle biciclettate antirazziste, ma comunque ci sono. Sono coloro che, col prosecchino in mano, nell’ultimo localino alla moda (io i localini alla moda, almeno quelli del cagliaritano, li frequento, quindi li sento parlare e lo so) sentenziano “Non importa chi vincerà le elezioni presidenziali degli Stati Uniti: tanto fanno tutti parte del sistema”.

Ora, tralasciando queste macchiette prestate alla politica, e tralasciando che cosa possa significare sistema, mi spiace contraddire questi politologi mancati, ma le elezioni americane interessano a tutti, specialmente a noi, che siamo, a dir poco, trainati dalla locomotiva americana.

Io lo dico chiaramente: se proprio devo simpatizzare per qualcuno, allora mi auguro che vinca Donald Trump. Il personaggio ha portato, a suo modo, una ventata di politicamente scorretto e di “ignoranza” nel panorama politico americano. E non è poco.

Si fece già conoscere diversi mesi fa quando di sua figlia sentenziò: “E’ una bella ragazza: se non fossi suo padre le avrei già chiesto di uscire”. E giù tutti i media a dargli addosso, a condire di depravazione e immoralità una battuta assolutamente divertente e che solo i malati di mente, quali nella loro stragrande maggioranza sono appunto gli antifascisti in servizio permanente ed effettivo, possono tacciare di immoralità (loro, oltretutto).

Oppure quando, in un tweet, profuse questa perla: “Se Hillary Clinton non è riuscita nemmeno a soddisfare il suo uomo come pensa di poter soddisfare l’America?”

Interrogato sui problemi dell’immigrazione, se ne uscì affermando che era necessario chiudere totalmente le frontiere agli arabi e ai musulmani ed eventualmente bloccando anche internet in quelle aree, per impedire il reclutamento dei terroristi via web. Del resto, come disse lui stesso al giornalista che gli contestò questa affermazione, “Non sono stati mica gli svedesi a buttare giù il World Trade Center”.

Eppure, Donald Trump spaventa l’establishment ufficiale americano, non solo poiché è capace, innanzitutto, di dire con una pacatezza esemplare quello che miliardi di persone sulla terra pensano ma, contrariamente a lui, non hanno il coraggio di affermare, bensì anche perché, a suo modo, è una scheggia impazzita all’interno di quel sistema ermeticamente chiuso dei partiti e delle lobby che li finanziano.

Sarebbe dovuto essere un fenomeno passeggero, una tirata di vento, e invece gli ultimi sondaggi lo danno a più di venti punti di vantaggio dal suo diretto concorrente, quel Jeb Bush che lo stesso Trump ha asfaltato durante uno degli ultimi dibattiti televisivi di “Face the Nation”, spettacolo di attualità molto seguito negli Stati Uniti.

Per il rampollo della famiglia Bush è stata una Caporetto su tutti i fronti. “Mentre Trump si divertiva in televisione, mio fratello (George Bush junior, ndr) rendeva l’America più sicura”. La risposta di Trump è stata geniale e tagliente: “Ci hanno buttato giù le Torri Gemelle, non direi che l’America fosse così sicura”. In seguito si è lanciato in una netta condanna della guerra all’Iraq, ricordando addirittura quel Colin Powell che al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sventolava la ampolla contenente antrace, che in seguito si rivelerà una bufala clamorosa. “Abbiamo destabilizzato il Medio Oriente, favorito i terroristi. Sapevamo che non avevano armi di distruzione di massa e abbiamo agito comunque: abbiamo devastato tutta quella zona”.

Ora, a noi sembrerà anche scontato, noi che leggiamo i siti internet dei cosiddetti “complottisti” e acquistiamo i libri di Maurizio Blondet e di Giulietto Chiesa, ma mentre qui da noi certe espressioni possiamo sentirle anche dall’avventore medio mentre sorseggia il suo caffè, il mondo politico americano è, viceversa, saldamente trincerato sulla verità ufficiale. Un mantra attorno al quale l’establishment ha cercato di legare a se la popolazione tutta, che ora rischia di saltare, con tutto il suo corollario di dogmi e di verità ufficiali, a causa di questo stronzetto miliardario che può permettersi, vista la sua enorme fortuna finanziaria, di aprire bocca come, dove e quando vuole, nella maniera più diretta, se non addirittura sfrontata, possibile.

Ora, io non so se Donald Trump sarà l’eccezione all’assoluto predominio del sistema americano sulle elezioni presidenziali e sulla politica americana tutta, ma quel che è certo è che il personaggio, di per sé, è una scheggia impazzita, che ha già dimostrato di non essere il solito politico impomatato e diplomatico, attento a soppesare anche una minima parola, bensì di essere impulsivo, sfacciato ed addirittura arrogante, capace di uscite sanamente ignoranti.

Forse non sarà il miglior presidente americano di sempre (anche se per essere peggio di Bush o del guerrafondaio Obama bisognerebbe impegnarsi davvero tanto), ma almeno ci divertiremo a vedere le facce che faranno pennivendoli e politici collusi.

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