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Bologna: MFL non dimentica le stragi antifasciste

Pubblichiamo il comunicato del 7 gennaio della sezione bolognese.

La sera del 7 gennaio, in occasione del 38esimo anniversario della strage di Acca Larentia, durante la quale caddero due militanti missini per mano comunista e uno colpito dallo Stato, la locale sezione di MFL-PSN ha ritenuto doveroso ricordare i martiri eliminati dal sistema antifascista.
Per fare ciò, ci siamo recati presso le sedi di coloro che, ancora nel 2016, inneggiano a un insopportabile e anacronistico “antifascismo militante”. Abbiamo quindi affisso volantini presso la sede dei Giovani Comunisti (PRC) in via S. Isaia, del Collettivo Autonomo Studentesco (CAS) in via Avesella, del collettivo Social Log. Abbiamo inoltre effettuato la stessa affissione presso le scuole superiori note per essere le più rosse della città: il liceo Minghetti, il Copernico, il Righi, il Pacinotti e il Sabin.
Basta odio antifascista.
I camerati non dimenticano i propri caduti.

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Bologna: il nostro “assalto” alle scuole superiori

Pubblichiamo il comunicato della sezione bolognese.

Ieri sera alcuni militanti della locale sezione di MFL-PSN si sono recati presso diverse scuole superiori della città e hanno diffuso manifesti goliardici. “Colpiti” il Copernico, il Minghetti, il Fermi, le Rubbiani, il Pacinotti e il Polo artistico.
Con questo gesto abbiamo voluto lanciare, nel nostro consueto stile pungente e antagonista, uno spunto di riflessione agli studenti bolognesi. Un invito ad accendere il cervello, da 70 anni annichilito dall’antifascismo militante in tutte le sue sfumature, da quella “liberal” a quella neocomunista.
La nostra visita si inserisce nel percorso di sensibilizzazione politica delle nuove generazioni che MFL-PSN sta portando avanti dall’inizio delle occupazioni scolastiche – che contestiamo in toto – di quest’anno.
Non ci fermeremo qui!

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La crisi delle guardie rosse

Destinata a risolversi come iniziativa locale – chi la promuove è il cosiddetto “Comitato Lombardo Antifascista” – la petizione che chiede (testualmente) la messa fuori legge di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste sarebbe certamente passata inosservata. O quasi.
Il caso, o piuttosto la grancassa mediatica asservita a un sistema che sponsorizza e foraggia direttamente o indirettamente i soggetti che poi formano i suddetti comitatini antifascisti, ha però voluto che l’iniziativa assumesse in qualche modo carattere nazionale, con i principali organi italiani di stampa impegnati a darne notizia. Parliamo di Repubblica, Fanpage, l’Espresso e via elencando, ai quali organi di stampa sono poi seguite altre testate generalmente non inquadrate nel grande mucchione antifa-militant, come il Giornale e diverse altre realtà online che si sono trovate costrette a riprendere a loro volta la notizia per contestarla. Ma ormai la frittata era fatta e non si può certo imputare ai critici l’aver diffuso ulteriormente una squallida manovra propagandistica dell’estrema sinistra.

Piuttosto è interessante notare come simili iniziative celino uno stato di confusione e di inadeguatezza politica del cosiddetto blocco antifascista, costretto a riesumare il proprio “piatto forte” pur di far qualcosa che gli consenta di apparire non tanto vivace ma almeno vivo sulla scena politica del Paese. Perché – si sa – per devastare le città, come avvenuto di recente a Cremona, Milano e Bologna (citiamo ovviamente solo gli ultimissimi casi di un certo rilievo), dopo un 1974_contro_MSIpo’ finiscono i pretesti, che già appaiono ridicoli quando ci sono. Di conseguenza, stante l’immobilismo intellettuale e politico di quell’area, diventa essenziale far qualcosa di nuovo… tornando all’antico (e a quello che probabilmente ritengono – secondo noi a torto – un evergreen del popolo italiano). I tentativi di mettere fuori legge vere o presunte realtà di “estrema destra”, infatti, non sono una novità per certi settori dell’antipolitica italiana. Basti pensare alla mobilitazione di Lotta continua, Avanguardia operaia e Movimento studentesco degli anni 70 per lo scioglimento del Movimento Sociale Italiano (all’interno della quale può essere inserito il tragico episodio dell’omicidio di Sergio Ramelli proprio ad opera di esponenti di Avanguardia operaia).
Insomma, sono campagne che ciclicamente si ripetono e – aggiungiamo noi – si ripetono nei momenti di maggiore crisi dell’estrema sinistra, vale a dire in quei frangenti in cui il disorientamento generale porta a cercare legittimazioni presso il sistema che, in altre situazioni, hanno finto di combattere, salvo fare il gioco dei loro (molto) presunti “nemici”, con i quali oggi si scambiano baci e abbracci proprio attraverso la petizione.
Noi non abbiamo paura, perché nulla ci ha mai fermati. Queste “lodevoli” iniziative finiscono solo per renderci più forti.

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