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L'unico movimento del e per il popolo italiano!

Perché Donald Trump mi sta simpatico

Pubblichiamo un intervento del vicesegretario per le Isole Andrea Chessa.

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Anche nella nostra area pullulano quelli che ormai identifichiamo come i radical chic. Non vanno alle apericene antifasciste e alle biciclettate antirazziste, ma comunque ci sono. Sono coloro che, col prosecchino in mano, nell’ultimo localino alla moda (io i localini alla moda, almeno quelli del cagliaritano, li frequento, quindi li sento parlare e lo so) sentenziano “Non importa chi vincerà le elezioni presidenziali degli Stati Uniti: tanto fanno tutti parte del sistema”.

Ora, tralasciando queste macchiette prestate alla politica, e tralasciando che cosa possa significare sistema, mi spiace contraddire questi politologi mancati, ma le elezioni americane interessano a tutti, specialmente a noi, che siamo, a dir poco, trainati dalla locomotiva americana.

Io lo dico chiaramente: se proprio devo simpatizzare per qualcuno, allora mi auguro che vinca Donald Trump. Il personaggio ha portato, a suo modo, una ventata di politicamente scorretto e di “ignoranza” nel panorama politico americano. E non è poco.

Si fece già conoscere diversi mesi fa quando di sua figlia sentenziò: “E’ una bella ragazza: se non fossi suo padre le avrei già chiesto di uscire”. E giù tutti i media a dargli addosso, a condire di depravazione e immoralità una battuta assolutamente divertente e che solo i malati di mente, quali nella loro stragrande maggioranza sono appunto gli antifascisti in servizio permanente ed effettivo, possono tacciare di immoralità (loro, oltretutto).

Oppure quando, in un tweet, profuse questa perla: “Se Hillary Clinton non è riuscita nemmeno a soddisfare il suo uomo come pensa di poter soddisfare l’America?”

Interrogato sui problemi dell’immigrazione, se ne uscì affermando che era necessario chiudere totalmente le frontiere agli arabi e ai musulmani ed eventualmente bloccando anche internet in quelle aree, per impedire il reclutamento dei terroristi via web. Del resto, come disse lui stesso al giornalista che gli contestò questa affermazione, “Non sono stati mica gli svedesi a buttare giù il World Trade Center”.

Eppure, Donald Trump spaventa l’establishment ufficiale americano, non solo poiché è capace, innanzitutto, di dire con una pacatezza esemplare quello che miliardi di persone sulla terra pensano ma, contrariamente a lui, non hanno il coraggio di affermare, bensì anche perché, a suo modo, è una scheggia impazzita all’interno di quel sistema ermeticamente chiuso dei partiti e delle lobby che li finanziano.

Sarebbe dovuto essere un fenomeno passeggero, una tirata di vento, e invece gli ultimi sondaggi lo danno a più di venti punti di vantaggio dal suo diretto concorrente, quel Jeb Bush che lo stesso Trump ha asfaltato durante uno degli ultimi dibattiti televisivi di “Face the Nation”, spettacolo di attualità molto seguito negli Stati Uniti.

Per il rampollo della famiglia Bush è stata una Caporetto su tutti i fronti. “Mentre Trump si divertiva in televisione, mio fratello (George Bush junior, ndr) rendeva l’America più sicura”. La risposta di Trump è stata geniale e tagliente: “Ci hanno buttato giù le Torri Gemelle, non direi che l’America fosse così sicura”. In seguito si è lanciato in una netta condanna della guerra all’Iraq, ricordando addirittura quel Colin Powell che al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sventolava la ampolla contenente antrace, che in seguito si rivelerà una bufala clamorosa. “Abbiamo destabilizzato il Medio Oriente, favorito i terroristi. Sapevamo che non avevano armi di distruzione di massa e abbiamo agito comunque: abbiamo devastato tutta quella zona”.

Ora, a noi sembrerà anche scontato, noi che leggiamo i siti internet dei cosiddetti “complottisti” e acquistiamo i libri di Maurizio Blondet e di Giulietto Chiesa, ma mentre qui da noi certe espressioni possiamo sentirle anche dall’avventore medio mentre sorseggia il suo caffè, il mondo politico americano è, viceversa, saldamente trincerato sulla verità ufficiale. Un mantra attorno al quale l’establishment ha cercato di legare a se la popolazione tutta, che ora rischia di saltare, con tutto il suo corollario di dogmi e di verità ufficiali, a causa di questo stronzetto miliardario che può permettersi, vista la sua enorme fortuna finanziaria, di aprire bocca come, dove e quando vuole, nella maniera più diretta, se non addirittura sfrontata, possibile.

Ora, io non so se Donald Trump sarà l’eccezione all’assoluto predominio del sistema americano sulle elezioni presidenziali e sulla politica americana tutta, ma quel che è certo è che il personaggio, di per sé, è una scheggia impazzita, che ha già dimostrato di non essere il solito politico impomatato e diplomatico, attento a soppesare anche una minima parola, bensì di essere impulsivo, sfacciato ed addirittura arrogante, capace di uscite sanamente ignoranti.

Forse non sarà il miglior presidente americano di sempre (anche se per essere peggio di Bush o del guerrafondaio Obama bisognerebbe impegnarsi davvero tanto), ma almeno ci divertiremo a vedere le facce che faranno pennivendoli e politici collusi.

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Intimidazioni e violenze non si possono tollerare: lettera aperta al rettore dell’Alma Mater

Riportiamo di seguito la lettera aperta della sezione bolognese di MFL-PSN al magnifico rettore dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, a seguito delle ennesime aggressioni al professor Angelo Panebianco effettuate dall’estrema sinistra universitaria.

LETTERA APERTA DELLA SEZIONE BOLOGNESE DI MFL-PSN AL MAGNIFICO RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA UBERTINI

Caro magnifico rettore,
apprendiamo con stupore – per quanto ormai l’esperienza accumulata in questi anni di conoscenza attiva dovrebbe suggerirci il contrario, ossia non la passiva rassegnazione ma la “normale” rabbia quotidiana – che il professor Angelo Panebianco è stato nuovamente oggetto di una deliberata aggressione, la terza, da parte di individui che si dichiarano, tra le altre cose e quando hanno tempo, studenti dell’Alma Mater.
Ora, ci rendiamo conto che la Sua gestione è agli albori e che, con ogni probabilità, in questo preciso istante deve affrontare una certa quantità di problemi legati al Suo ruolo. Tuttavia desideriamo sottoporLe uno spunto di riflessione l’interesse per il quale – crediamo – sta a cuore a tutta la comunità universitaria e cittadina: siamo sicuri che esistano problemi più importanti del diritto a rivendicare scelte intellettuali non conformistiche? In altri termini: siamo sicuri che l’agibilità intellettuale, morale e accademica del professor Panebianco possa essere più o meno tranquillamente liquidata con una “dura e severa condanna”? Signor rettore, vogliamo sottoporLe una situazione di cui parlammo – a suo tempo – con il professor Dionigi, Suo predecessore. La situazione, cioè, in cui versa la nostra Università in termini di libertà di espressione. Esistono, all’interno dell’Unibo, sacche più o meno agguerrite di individui che fanno della violenza e dell’intimidazione il proprio modus vivendi e, di conseguenza, il proprio modo di intendere la lotta politica. Ci riferiamo a tutto quel mare di sigle – come il Collettivo Universitario Autonomo e Hobo (gli autori dei vari attacchi al professor Panebianco – che monopolizza e indirizza a proprio vantaggio la comune vita degli studenti universitari ordinari. Non dobbiamo certo ricordarLe i cosiddetti “blocchi della didattica”, che si sono avuti proprio all’inizio del Suo mandato, e che hanno impedito agli studenti, quelli che davvero sono degli di definirsi tali, di usufruire di un servizio di cui hanno pieno diritto, quali iscritti all’Alma Mater. Forse però possiamo farLe presente che, durante l’epoca del Suo predecessore Dionigi, i nostri prodi autonomi arrivarono persino, durante un’occupazione abusiva notturna, a danneggiare una vetrata dei locali del 38 di via Zamboni. Danneggiamento a causa del quale la Scuola restò chiusa per l’intera mattinata. E a proposito di occupazioni, Le rammentiamo che spesso e volentieri gli autonomi sfruttano i locali dei dipartimenti di via Zamboni per organizzare squallide festicciole di autofinanziamento o serie di serate apparentemente “impegnate”, che in realtà celano solo il desiderio di questi individui di propagandare le loro ignobili idee. Le quali del resto campeggiano già su tutti i muri della zona universitaria e tra le quali citiamo, a puro titolo di esempio: “Rivogliamo i marò, sì, nelle urne però…”, “Fascisti e polizia, una smitragliata e via”. “Zamboni 36, camerata dove sei? Zamboni 38, camerata fai fagotto”, “Coccia [il questore] appeso”, ecc. Immaginiamo non ci sia bisogno di continuare.
Ebbene, caro magnifico rettore, questi signori, che turbano le normali attività accademiche, che minacciano stimati professori, danneggiano aule e suppellettili e imbrattano palazzi dal valore storico, questi signori sono Suoi studenti. Non si sa bene da quanti anni siano fuori corso, ma siamo comunque certi che alcuni possiedano il badge che li qualifica come studenti dell’Alma Mater. Ora, signor rettore, il dovere La richiama al suo ruolo di rappresentante dell’Università di Bologna e Le impone di prendere provvedimenti che non si fermino a una condanna verbale. Lei ha gli strumenti per intervenire più duramente (e in modo più giusto). Lei può espellere questa gentaglia e privarla del diritto di qualificarsi come studenti della nostra Università. Questa scelta, oltre a essere un atto di giustizia in sé, andrebbe a vantaggio della credibilità di questa istituzione accademica e della Sua persona. Diversamente, è evidente che gli studenti che non accettano questa situazione, che ormai perdura da troppi anni, decideranno di organizzarsi in altro modo, cercando di porre fine autonomamente agli atti teppistici dell’estrema sinistra. La misura è colma e non bastano più ammonizioni o lettere di richiamo. I collettivi di estrema sinistra vanno espulsi dall’Unibo e ci aspettiamo che Lei prenda la decisione più giusta per la comunità accademica.

I nostri più distinti saluti

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Bologna: io non scordo i martiri delle foibe

Pubblichiamo il comunicato della sezione bolognese.

La sezione di Bologna di MFL-PSN ha effettuato questa notte una serie di affissioni affinché sia dato il massimo risalto possibile alla giornata di oggi, il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, legge dello Stato italiano.
Ci siamo recati in via Zamboni, presso la sede dei Giovani Comunisti (via sant’Isaia), presso i locali occupati abusivamente dal collettivo Social Log, ai licei Sabin, Copernico, Minghetti, Rubbiani, Fermi, Laura Bassi.
Abbiamo affisso manifesti recanti il volto di Norma Cossetto, martire italiana arrestata, torturata, stuprata e infine gettata viva in una foiba da coloro che da sempre sono portatori dell’odio rosso. Come Norma, tantissimi italiani innocenti – di ogni orientamento politico – sono stati barbaramente eliminati in quei tragici giorni. Il nostro Movimento ha voluto oggi dimostrare che la memoria dei caduti non è soltanto consegnata alla Storia, ma è viva e innestata in un presente che vogliamo costruire identitario e antagonista rispetto alla logica della subalternità nazionale a interessi politici (e non) di parte.
NOI RICORDIAMO.
NOI COMBATTIAMO.

 

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Di staffette e di altre miserie

Pubblichiamo il comunicato della sezione “Bologna Pianura Est”

Il nostro impegno fa paura. Ma solo a chi sa che la nostra azione smaschererà il loro sistema becero-buonista e colluso con i potentati che stanno distruggendo la nostra Nazione.
Oggi abbiamo letto – come sempre facciamo – le confuse e ridicole ricostruzioni di un blog chiamato “Staffetta” che si proclama piattaforma di un certo “Nodo Sociale Antifascista” bolognese (che peraltro non abbiamo mai visto, in piazza come altrove). Questi signori usano la dialettica per indurre chi legge in errore. Nel post Miserie della destra, infatti, viene suggerito, anche se solo implicitamente e – appunto – capziosamente, un possibile collegamento tra il nostro Movimento e (citiamo) “qualche neofascista” che “continua ad appoggiare sui marciapiedi fogli di carta con la scritta «Islamico buono solo morto»”.
Rigettiamo ovviamente qualsiasi etichetta di islamofobia, oltre che ogni collegamento con questi cosiddetti “neofascisti” (se mai questi episodi si sono veramente verificati, del che è lecito dubitare, data la faziosità autoriconosciuta di “Staffetta”…).
A margine, desideriamo aggiungere una nota: è vero che abbiamo lasciato in zona Mazzini nostri volantini. Non lo facciamo certo da ieri ed era ora che i prodi di “Staffetta” se ne accorgessero, così da farci pubblicità gratuita.
Sì, noi continueremo a militare e a fare politica ovunque a Bologna. La zona Savena-Mazzini è da tempo decomunistizzata, nel senso che tutte le provocazioni dell’estrema sinistra, qui, non trovano terreno fertile e vengono prontamente respinte al mittente. Gli “antifascisti del Quartiere Savena” (che chiaramente venivano da tutt’altra parte) provarono, l’anno scorso, a lasciare i propri ridicoli manifesti vicino a incolpevoli luoghi pubblici e a fermate degli autobus, ma tali capolavori di letteratura ebbero vita molto breve.
Sempre l’anno scorso, presunti anarchici del Berneri tentarono di deturpare portici e bidoni dell’immondizia (scelta logistica freudiana) e lasciarono pure uno struscione… nel bel mezzo di una rotonda. Immaginate quante ore durarono…
Auspichiamo pertanto che “Staffetta” e accoliti senza volto né nome si mettano l’anima in pace e si rendano conto che le provocazioni non sono bene accette dappertutto.

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