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Autore: Amministratore

E CONTINUEREMO A CHIAMARLI “MAFIOSI”

 (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Aprile 2019)

Mentre i miei illustri Camerati (compresi i tesserati, purtroppo) si dilettano scrivendo cazzate su Facebook, spacciandosi per i più duri e saggi della politica (politica che NON fanno, dato che scrivere cretinate è un modo comodo per restarsene a casa e non rischiare nulla), il sottoscritto venerdì si è recato al Comune di Cellarengo (AT) per depositare la lista elettorale del MFL-PSN.

Sapendo già che i mafiosi prezzolati della Prefettura locale non avrebbero più accettato il logo con il Fascio Repubblicano (che pure avevano correttamente accettato dal 1999 al 2012), ho depositato quello di riserva del Partito Socialista Nazionale, ovvero lo stesso logo accettato 5 anni sempre a Cellarengo e con il quale ero stato eletto Consigliere Comunale, insieme a due altri Camerati.

PSN

Ma non avevo calcolato che, nella Repubblica Banana nata dalla mafia e dalla “resistenza”, le Leggi non esistono ed i capobastone delle Prefetture si muovono solo in base ai pizzini inviati loro dai capi della mafia, i quali risiedono presso il Ministero dell’Interno (Sarà per il nuovo clima voluto dal “nazifascista” divenuto Ministro?), il solerte funzionario locale mi comunicava telefonicamente che il simbolo (legittimo soli 5 anni fa) non si poteva accettare!

Motivo? Il paragrafo delle istruzioni ministeriali (che 5 anni fa era identico ad oggi) e che, proprio in nostro onore, era stato aggiunto a quelle istruzioni; secondo questa porcata scritta male e studiata peggio, vanno esclusi:

  • I contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffi­gurazioni che facciano riferimento, anche indirettamente, a ideo­logie autoritarie (per esempio, le parole «fascismo», «nazismo»,«nazionalsocialismo» e simili), come tali vietate a norma della XII disposizione transitoria e finale, primo comma, della Costituzione e dalla legge 20 giugno 1952, n.645;

Ora, né la XII Disposizione transitoria della Costituzione, né la Legge Scelba, citano in alcun modo il nazionalsocialismo, ma vallo a spiegare ai mafiosi del Ministero… Inoltre, dato che si parla di “ideologie autoritarie”, sarebbe il caso di capire come mai, ad ogni elezione, si moltiplicano i criminali eredi degli assassini bolscevichi che utilizzano il triste simbolo di falce e martello per i loro contrassegni… Ma pretendere un sussulto di orgoglio da parte di Vice prefetti mafiosi e loro reggicoda è cosa impossibile, indi continueremo a vedere ovunque liste che si rifanno al comunismo ed ai suoi simboli intrisi di sangue.

Ma torniamo a noi e vediamo le dotte dissertazioni con le quali il solerte funzionario della Repubblica Banana ha preteso di bocciare il nostro simbolo; in primis, secondo il saggio, l’aquila sarebbe Fascista! Ora, non so se il dotto vice Prefetto è un emulo di San Francesco che parlava agli uccelli, ed ha ricevuto la confidenza dall’aquila, ma secondo me l’aquila, come del resto il Fascio, sono simboli USATI ANCHE dal Fascismo, non esclusivamente Fascisti.

Come secondo motivo, l’eroe dell’antifascismo prefettizio sosteneva che la dicitura Partito Socialista Nazionale ricordava troppo il nazionalsocialismo (che, come detto prima, non viene mai citato dalle Leggi liberticide antifasciste), ed infine, come ciliegina sulla torta, mi contestava il fatto che il sole nascente (simbolo del socialismo) era il simbolo del PSDI!

Ora, a parte il fatto che il PSDI non esiste più, il solerte funzionario privo di occhiali non si accorge del fatto che quel simbolo socialista è solo parte del nostro logo, e che nessuno può vantarne l’esclusiva in quanto simbolo storico riferito al socialismo, e come tale utilizzato in varie forme da moltissimi partiti di ispirazione socialista dal 1945 ad oggi… Un po’ come falce e martello, triste logo utilizzato da decine di partiti e partitini di ispirazione comunista, senza che nessuno di essi possa vantare un copyright. Unica regola accettata è la necessità di non creare simboli confondibili con quelli di altri partiti esistenti, cosa che nel nostro caso, a meno che non si sia ciechi, difficilmente si può dire pensando al simbolo del fu PSDI.

Capita l’antifona, spiego all’eroe della resistenza prefettizia che mi sono rotto i coglioni dei loro abusi e sabotaggi, ma il solerte funzionario mi dice che lui, bontà sua, vuole aiutarmi, non sabotarmi… Basterebbe andare a trovarlo ad Asti, modificare il tipo di aquila, cambiare qualcosa nella dicitura e in chissà cos’altro… Rispondo che non ho intenzione di sorbirmi 70 Km di strada per farmi prendere per il culo da loro e che piuttosto invierò via mail un loco composto da un cerchio bianco, giusto per farli felici.

Fra l’altro, è bello notare come la tattica degli sbirri, siano essi in divisa o prefettizi, e sempre la stessa: vessarti e rovinarti la vita, ma sempre per aiutarti! Ricordo gli infami sbirri digossini che, durante varie perquisizioni domiciliari volte a trovare qualsiasi cosa per incastrare il pericoloso Fascista, bofonchiavano di essere dalla mia parte e di ammirarmi… Ce ne vorrebbero di persone come lei, Gariglio… Forse per potere fare più perquisizioni arbitrare ed immotivate? Mah…

Alla fine, ho inviato a questi delinquenti prezzolati un simbolo con cerchio bianco e scritta centrale: CENSURATI. Ora saranno felici e potranno attendere fiduciosi l’encomio solenne dal Ministero, e magari una medaglietta di latta al valore antifascista!

Immagine1

Nel frattempo, ho già preparato un logo per gli anni futuri; ai prossimi sabotaggi dei mafiosi prefettizi, presenterò un logo con al centro l’acronimo P. N. F. E sotto di esso, il nome completo della lista: Per Non Fermarsi… Vedremo sei i compagni mafiosi delle prefetture potranno anche leggere nel pensiero per eliminare anche questo logo!

Potrei finire qui questo articolo, ma dopo le porcate descritte, ne è arrivata un’altra da parte di un illustre vice Prefetto astigiano; infatti, l’eco delle polemiche lanciate dal sottoscritto, ha raggiunto il giornalista villa novese Franco Cravero, il quale ha parlato della questione nell’articolo che pubblico a seguire, interpellando anche un membro della Prefettura per sentire e pubblicare la loro versione.

CRAVERO

Ebbene, il vice Prefetto, mentendo sapendo di mentire, ha dichiarato che nei 5 anni trascorsi dalla presentazione del simbolo oggi bocciato, era intervenuta una nuova, non meglio precisata, Sentenza!

Ora, quello che più mi fa imbestialire non è il vizio della menzogna di questi “signori”, ma il vizio peggiore di trattare i cittadini come se fossero dei minorati mentali, antico retaggio dei funzionari delle corti borboniche, i quali avevano a che fare con una cittadinanza composta da più dell’80% di analfabeti!

E allora, dato che il Regno di Borbone non esiste più da qualche annetto, vediamo di spiegare al mitico vice Prefetto qualcosa che dovrebbe ben sapere.

In primis, se 5 anni fa decisi di presentare il logo di riserva, non lo feci per amore del regime antifascista, ma semplicemente perché l’anno precedente una degna collega di questo “signore” aveva respinto il logo del Fascio repubblicano, usato nelle elezioni astigiane dal lontano 1999. La scusa della vice “prefetta” fu la stessa: una Sentenza precedente del Consiglio di Stato, che avrebbe reso, per magia, il nostro logo illegale!

Ora, sarebbe bene spiegare agli sbirri prefettizi che i TAR ed il Consiglio di Stato sono Tribunali amministra-tivi, e che in quanto tali possono giudicare se un atto della pubblica amministra-zione è corretto o non lo è, ma non costituiscono affatto precedente giuridico, cosa che è riservata solo alle Sezioni Unite della Cassazione.

“Quanto vale un precedente in Italia. Nulla, o poco più, se si tratta di un giudice di primo o secondo grado (cosiddetto giudice di merito); un poco, ma non tantissimo, se si tratta della Cassazione; molto se si tratta della Cassazione a Sezioni Unite. Di fatto, però, c’è una sola cosa: nel nostro Paese – a differenza di quelli inglesi e americani – il precedente non è vincolante e ogni giudice può decidere “di testa sua”, discostandosi dalle interpretazioni della stessa Cassazione. Cassazione che, peraltro, è sempre pronta a dire il contrario di quanto da essa stessa affermato in precedenza; non poche volte infatti si assiste a sentenze, emesse da alcune sezioni della Corte Suprema, completamente diverse da quelle emesse da altre. Così, in questi casi, per dirimere le divergenze interpretative sulle questioni più importanti, intervengono le Sezioni Unite. Ma, nel frattempo, è il caos”.

https://www.laleggepertutti.it/160008_quanto-vale-un-precedente-in-italia

Ovviamente c’è molto di più; se ancora qualche idiota crede che una Sentenza del TAR o del Consiglio di Stato debba costituire precedente giuridico a cui appellarsi per eliminare le nostre liste, con qualsiasi simbolo presentate, consiglio la lettura di questa Sentenza del 1994:

CONSIGLIO DI STATO

 I Sezione, 23 febbraio 1994, n. 173/94

Concernente l’ammissibilità quale contrassegno elettorale dell’emblema del fascio romano.

Il Ministero dell’interno riferisce che l’associazione politica denominata “Movimento fascismo e libertà” – costituitasi con atto 25 luglio 1991 ai rogiti del Notaio … – in occasione di varie tornate elettorali ha presentato un contrassegno con le scritte “democrazia corporativa” e “fascismo e libertà” e il simbolo del fascio littorio, peraltro indicato dai presentatori come l’emblema della Repubblica romana di G. Mazzini.

Il Ministero riferisce inoltre a proposito di alcune vicende giudiziarie; taluna di esse concerne la costituzione del Movimento in quanto tale, con riferimento all’ipotesi del reato di ricostituzione del partito fascista o a quello di

manifestazioni fasciste; altre riguardano la questione dell’ammissibilità del contrassegno dal punto di vista delle leggi elettorali.

E precisamente:

a) in sede penale, sono intervenuti due decreti di archiviazione (9 ottobre 1991 e 14 febbraio 1992) pronunciati da giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, in altrettanti procedimenti (uno dei quali risultante dalla riunione di più procedure avviate in varie sedi giudiziarie) per i reati previsti dalla L. 20 giugno 1952 n. 645. In entrambi i casi, i giudici hanno osservato che nello statuto e nei programmi del Movimento vi è bensì un richiamo esplicito ad alcuni aspetti (es.: il corporativismo) del fascismo mussoliniano, ma che tale richiamo è inserito in un quadro programmatico e ideologico più ampio nel quale risultano recepiti alcuni principi basilari di libertà e di democrazia. In sintesi, i giudici penali hanno ritenuto che il Movimento in parola presenti caratteristiche sufficienti a differenziarlo da un ricostituito partito fascista;

b) in sede amministrativa elettorale, l’Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione ha rigettato l’opposizione dei responsabili del Movimento alla esclusione del contrassegno, disposta dal Ministero dell’interno. In proposito l’Ufficio elettorale centrale ha affermato che il suddetto contrassegno “non incorre in nessuno dei divieti contenuti nel terzo comma e seguenti dell’art. 14 D.P.R. n. 361 del 1957”; e che tuttavia la denominazione “fascismo” e il simbolo del fascio littorio, ponendosi in contrasto con la disposizione finale XII della Costituzione, giustificano e rendono dovuta l’esclusione del contrassegno dalle competizioni elettorali. A seguito di questa pronuncia il contrassegno è stato riproposto emendato con la soppressione della parola “fascismo”; ma l’Ufficio elettorale centrale ha dichiarato inammissibile la ripresentazione, peraltro solo per ragioni formali (perché effettuata da un soggetto non legittimato) e, dunque, senza pronunciarsi nel merito;

c) in sede giurisdizionale amministrativa, e più precisamente in sede cautelare, il T.A.R. del Lazio prima, e poi il Consiglio di Stato hanno sospeso l’ultimo procedimento di esclusione, ammettendo “con riserva” il contrassegno nella sua versione emendata (e cioè senza la parola “fascismo”).

Ciò premesso, il Ministero chiede a questo Consiglio di esprimersi in sede consultiva sulla questione della ammissibilità del contrassegno.

La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952.

Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente; salvo ricordare che si tratta si decreti di archiviazione, significativi – anche perché motivati – ma di per sé non suscettibili di formare cosa giudicata.

Dal punto di vista amministrativo-elettorale, che è quello cui il quesito propriamente si riferisce, conviene ugualmente prendere atto di quanto affermato dall’Ufficio elettorale centrale della Corte di cassazione, riguardo alla insussistenza di alcuna ipotesi di violazione dei divieti in materia di contrassegni, contenute nell’art. 14 del testo unico elettorale del 1957; divieti che lo stesso Ufficio riconosce essere “tassativi”.

Fatte queste precisazioni, il quesito del Ministero può essere così puntualizzato:

1) Se, in assenza di apposite disposizioni della legge elettorale, sia legittimo negare l’ammissione ad un contrassegno che si ponga in oggettivo contrasto con altre norme di primaria rilevanza – in particolare, la disposizione finale XII della Costituzione e la legge n. 645 del 1952;

2) Se il contrasto con le norme suddette sia ravvisabile in concreto nel contrassegno del Movimento fascismo e libertà, sia nella versione contenente oltre al simbolo anche la parola “fascismo”, sia nella versione emendata da tale parola.

Sul primo punto, il Collegio ritiene che sia da condividere l’orientamento dell’Ufficio elettorale centrale. Al di là dei divieti espressi dal testo unico del 1957, e ferma restando, di massima, la tassatività del relativo elenco, non è concepibile che un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione, con norma tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche. Ciò si dice, beninteso, con riferimento al contrassegno in quanto tale, lasciando ad altra sede, come già detto, ogni giudizio sulla questione se quel raggruppamento politico integri o meno gli estremi della ricostituzione del partito fascista.

Sul secondo punto, si condivide ugualmente il giudizio dell’Ufficio centrale elettorale, nel senso che un contrassegno che espone congiuntamente l’emblema del fascio e una scritta comprendente la parola “fascismo” ricade nell’ipotesi di cui sopra, e va dichiarato inammissibile.

Altro è da dire per quanto riguarda l’emblema da solo, o accompagnato da una scritta nella quale la parola”fascismo” non compare. Su questo particolare profilo l’Ufficio centrale elettorale non si è pronunciato (si è detto sopra che questa versione emendata è stata respinta per ragioni puramente procedurali, senza una valutazione nel merito) mentre il T.A.R. del Lazio e la V Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato si sono pronunciati ammettendo il contrassegno. È vero che si tratta di ordinanze cautelari (la seconda confermativa della prima) e come tali frutto di una valutazione sommaria e revocabile, e, per di più, verosimilmente ispirata anche a considerazioni di opportunità empirica, che non avrebbero ingresso in un giudizio di stretta legittimità. Ma è anche vero che non può essere sfuggita ai collegi giurisdizionali la rilevanza e la delicatezza del problema di fondo; sicché, se hanno giudicato opportuno ammettere “con riserva” quel contrassegno, è presumibile che abbiano valutato legittimo l’uso del semplice emblema, non accompagnato dalla parola “fascismo”.

E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste.

In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno.

https://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/export/sites/default/AALL/Elezioni/GuidaElezAmm/0_allegati/altri_documenti/1991_2000/CdSt_173_94.pdf

Piaciuta la Sentenza? Ebbene, qualche “saggio” vice Prefetto saprebbe dirmi perché questa non è mai stata presa in considerazione come precedente vincolante? E perché non venne presa ad esempio la Sentenza del TAR della Sicilia, che nel 1996 ammise il nostro logo (completo della parola Fascismo) alle locali elezioni Regionali?

Forse le Sentenze costituiscono precedente giuridico solo quando ci danno torto, mentre quando sono favorevoli rimangono lettera morta?

Ma se è così, si potrebbe sapere in base a quale Legge questo accade?

Fra l’altro, la Sentenza del C.d.S. sopra riportata non venne presa in considerazione sia nel bene, sia nel male, in quanto spesso e volentieri i vice prefetti nostrani ammisero il nostro contrassegno completo, ovvero con la scritta “Fascismo e Libertà”; proprio qui  ad Asti, dopo una prima ricusazione nel 1999, le nostre liste vennero riammesse dopo la presentazione del fascicolo delle Sentenze e dei decreti di archiviazione che sancivano la nostra piena legittimità riconosciuta dalla Magistratura Penale… E poterono partecipare alle elezioni nell’astigiano e nel torinese dal 1999 al 2006, allorquando osai presentare la lista a Torino città!

Solo in quel caso, data la troppa pubblicità, le cosiddette “autorità” ci vietarono la parola Fascismo, costringendoci a censurarla, ma permettendoci comunque il logo del Fascio repubblicano!

Quindi, nonostante il blaterio di certi vice prefetti, non esiste una normativa vincolante ed assoluta, ma esistono solo interpretazioni che ogni prefettura ed ogni delinquente in toga amministrativa piegano alla loro volontà ed a quella dei vari “pizzini” ricevuti dal Ministero dell’Interno e da chissà quale altra istituzione mafiosa!

E’ appena il caso di ricordare, giusto per smentire i solerti funzionari antifascisti, che alle decine di interpellanze parlamentari presentate nel corso degli anni contro il nostro movimento, i delegati del Ministero dell’Interno hanno sempre risposto, invariabilmente, che non spetta al Ministero stabilire se un movimento politico sia legale o meno, ma spetta invece alla Magistratura penale, la quale si è sempre pronunciata a nostro favore.

Eppure, nel corso degli anni, abbiamo visto il Ministero rimangiarsi le sue stesse risposte, ed i giudici amministrativi di TAR e CdS travalicare i poteri assegnatigli, al fine di pontificare contro la presentazione delle nostre liste, e persino contro l’esistenza stessa del MFL-PSN!

Parlando estremamente chiaro, il fatto che l’ostracismo dimostrato da certe “autorità” borboniche nei nostri confronti derivi da non meglio identificate “istruzioni” inviate dall’alto, è dimostrato proprio da questo cambio di orientamenti; se tutte le contestazioni ai nostri danni sono sempre mosse da imprecisate violazioni della XII disposizione transitoria e/o della Legge Scelba, qualcuno saprebbe dirmi se queste disposizioni sono variate dal 1993 – 94 ad oggi?

Se sì, mostrateci queste variazioni; se no, spiegateci perché le nostre liste erano legali in quegli anni, e perché non lo sono più ora!

Mfl più o meno ammessi

Pensiamo alla Sicilia: dal 1993 le nostre liste, con il logo storico, sono state presenti a Catania, Palermo e persino alle elezioni regionali; fino al 1999, dopo la mia elezione a Consigliere Comunale di Dusino San Michele (AT), alcuni falsari che tentavano di impadronirsi del MFL, presentarono una lista in provincia di Palermo con il nostro logo senza alcun disturbo da parte delle autorità… Ma negli anni successivi, sconfitti i falsari mistificatori a suon di Sentenze, tutte le liste presentate da noi, cioè il vero e legittimo MFL (divenuto in seguito anche PSN), sono state respinte senza che nessuno avesse mai il coraggio di spiegarci cosa era cambiato.

Viene quasi da pensare che il MFL di Giorgio Pisanò fosse giudicato da leggi diverse da quelle che giudicano il MFL di Carlo Gariglio!

Ma tornando al discorso di apertura, ovvero quello intorno alle bizzarre dichiarazioni del vice prefetto astigiano Mastrocola, è a malapena il caso di fare notare un particolare: nessuna Sentenza riguardante il MFL-PSN è stata emessa nei 5 anni che vanno dal 2014 al 2019; tentando di immedesimarmi nella fervida fantasia del vice Prefetto, posso solo pensare che le sue parole si riferiscano alla Sentenza che ha invalidato, nel mantovano, l’elezione a Consigliere Comunale di una ragazza, figlia del fondatore dei cosiddetti Fasci de Lavoro, ovvero un movimento clone del nostro, voluto, tollerato e favorito dai poteri forti fino a quando ha fatto loro comodo in chiave anti MFL-PSN.

Questo “movimento”, per chi non lo sapesse, nacque proprio come disturbo al vero MFL-PSN grazie ad una mezza dozzina di farabutti che avevano tentato, anni prima, di impadronirsi del legittimo movimento fondato da Giorgio Pisanò; una volta esauriti tutti i tentativi, dopo avere collezionato svariate Sentenze contrarie, questi “signori” si ridussero a clonare il nostro logo ed il nostro Statuto, per fondare la loro falsa creatura, sponsorizzati, guarda caso, da un ex generale golpista e massone!

Stranamente, mentre il nostro MFL-PSN veniva sabotato ad ogni presentazione elettorale, i cloni dei FIL per circa 15 anni si sono presentati alle elezioni nel mantovano, senza mai subire alcuna contestazione, ed ottenendo addirittura spazi sui vari giornali nazionali, con tanto di commento entusiasta di Enzo Biagi, che li lodò per la loro coerenza ideale e per essere i primi a presentarsi come movimento dichiaratamente Fascista… Noi, esistenti da “soli” dieci anni, evidentemente non meritavamo le lodi di giudei, massoni e golpisti vari!

Ora, esaurito il loro compito di sabotatori, quello stesso regime che li ha coccolati per 15 anni, si è rivoltato nel 2017, annullando la loro partecipazione elettorale e l’elezione del Consigliere Comunale… Da notare: su iniziativa e relativo ricorso del Movimento 5 “zecche”, tanto per fare capire ai molti coglioni d’area che lo sostengono a chi fanno veramente capo questi escrementi della politica!

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/31/mantova-il-consiglio-di-stato-invalida-le-elezioni-a-sermide-tra-le-liste-anche-quella-dei-fasci-del-lavoro/4394226/

In piena sintonia con la logica di questa repubblica delle banane, quelli che fondarono il movimento clone 15 anni prima, sono stati rinviati a giudizio per i soliti reati di “ricostituzione” e boiate annesse… Ma, guarda caso, il 22 marzo del 2019 (evidentemente questo è sfuggito al vice Prefetto Mastrocola, nonostante la sua attenzione alle Sentenze passate), i maggiori quotidiani italiani riferivano che membro e fondatori dei FIL erano stati prosciolti da ogni accusa e che quindi, come già il MFL-PSN, anche il partito dei FIL era del tutto legale!

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/03/22/news/fascismo_mantova_fasci_italiani_del_lavoro_sermide-222244402/

Ennesima porcheria italica commessa contro un movimento politico, sebbene costituito da infami falsari, che non violava alcuna Legge e che, proprio per questo motivo, aveva tutto il diritto di presentarsi alle elezioni con il proprio nome ed il proprio simbolo.

Giusto per completezza dell’informazione, al fine di capire quanto amore nei confronti del Fascismo storico avessero gli infami dei FIL, riporto una breve dichiarazione del fondatore, apparsa sui giornali:

“Adesso ci ripresenteremo alle elezioni della prossima primavera per riprenderci il maltolto”, ha detto riferendosi alla sentenza del Consiglio di Stato. “Questa volta – ha aggiunto – ci presenteremo con la lista e il simbolo l’Italia agli italiani”. Un cartello a cui aderiscono anche Forza Nuova e altre sigle dell’estrema destra italiana”.

Capito, i prodi “fascisti” mantovani? Forza Nuova ed altre sigle dell’estrema destra!

Duri e puri che corrono a gettare nel cesso il simbolo del Fascio, schierandosi con la destra!

A conclusione di questo lungo articolo, mi rimane una domanda da porgere al solerte vice Prefetto Mastrocola, che tenta di giustificare l’ostracismo contro il logo di riserva presentato alle elezioni di Cellarengo…

Ma che cazzo dovrebbe c’entrare una Sentenza che riguarda un movimento politico dichiaratamente Fascista, avente come simbolo un Fascio e nella denominazione la parola “Fasci”, con il nostro contrassegno di riserva del Partito Socialista Nazionale, avente come simbolo un’aquila combinata con uno dei simboli storici del Socialismo?

Scommettiamo che non avremo mai una risposta?

Carlo Gariglio

itaglia-tomba-della-giustizia

 

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CARO COMPAGNO…

Tratto dal Blog  del Segretario Nazionale e pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del mensile “Il Lavoro Fascista.

 

Come capita a tutti gli esseri umani di questo mondo, non posso sapere quanto tempo mi resterà ancora da campare, mentre con maggiore approssimazione, credo che la mia carriera di Segretario Nazionale di questo movimento durerà ancora poco.

Per entrambi i motivi di cui sopra, proseguo nella ricerca e nella pubblicazione di miei vecchi scritti, sperando quanto meno di lasciare una traccia a generazioni future che, certamente, si riveleranno più degne di proseguire un discorso seriamente Fascista e Nazionalsocialista, dei tanti cialtroni con i quali ho avuto a che fare in questi anni.

E non sto parlando solo dei cialtroni di sinistra, sui quali è facile sparare quanto sulla Croce Rossa, ma soprattutto dei tanti infami, buoni a nulla, sottoculturati, traditori, che infestano la nostra  cosiddetta “area” politica.

Gente che rinnega le scelte del Duce giocando a fare gli antinazisti, personaggi che idolatrano i giudei di Israele, veri e propri coglioni che hanno scelto come nuovo eroe un comunista padano, fedelissimo di Israele, che governa con un branco di comunisti travestiti, e che rappresenta quanto di più lontano possa esistere dalle nostre idee.

Fare politica oggi in Italia è quanto di più inutile si possa pensare, specialmente se si cerca di erudire dei caproni ignoranti che si dicono Fascisti rinnegando tutto quanto fu fatto e detto dai Fascisti veri; personalmente ci ho provato per molti anni, ma gli italioti che si fingono Camerati hanno sempre preferito sbavare dietro traditori della Patria e lacchè assortiti del giudaismo, dal MSIDN di Almirante (ancora oggi idolatrato da molti idioti che del Fascismo non hanno capito nulla), al nuovo idolo leghista, passando per le vaie fiammelle, le forze “nuove”, i gestori di centri sociali occupati di “destra”…

AlmiranteGodetevi i vostri ducetti, cari finti Fascisti, e speriamo che il futuro ci riservi una generazione di uomini con gli attributi al loro posto, e soprattutto capaci di studiare la Storia ed il percorso di leaders veri, quali Mussolini ed Hitler.

Tornando a noi, devo dire che l’idea di riproporre questo mio vecchio scritto, che fu la prefazione ad un libro su Nicola Bombacci, mi è venuta leggendo i soliti sproloqui dei sinistri nostrani, che hanno tuonato contro un politico (del quale mi sfugge il nome) che aveva osato sostenere che il Fascismo fece anche cose buone…

Ora, a parte il fatto che il Fascismo fece solo cose buone e proprio per questo motivo cadde, salvando la vita a numerosi oppositori anti italiani che arrivarono vivi, vegeti ed splendida forma alla fine della guerra, celebrando la loro vittoria appendendo per i piedi chi li aveva salvati, c’è da dire che la stupidità di tutti i sinistri italiani è ottimamente evidenziata dai loro stessi scritti e comportamenti, tanto più se più o meno segreti, come evidenziato nello scritto che segue.

Ad esempio, a sinistra pochi ricordano la figura di Bombacci, benché fu uno dei fondatori del PCI… Questi, dopo avere vissuto un periodo in URSS, a differenza dei criminali come Togliatti, tornò in Italia e si mise a disposizione del Duce per raccontare la verità su quello che i rossi descrivevano come il Paradiso dei lavoratori.

Ma persino chi criminale ed assassino restò durante e dopo il Fascismo, riusciva ad ammettere quello che i coglioni drogati della sinistra odierna trovano oltraggioso, ovvero il fatto che il Fascismo fece “anche” cose buone.

Guardate l’articolo riportato del bandito partigiano e criminale Sandro Pertini; persino lui, nel 1984, riuscì ad ammettere la grandezza dell’opera di bonifica delle paludi pontine; e di criminale in criminale, leggetevi un po’ cosa diceva l’uomo di Stalin, Palmiro Togliatti:

Cattura

TOGLIATTI: ‘MUSSOLINI? HA FATTO DEL BENE PER I LAVORATORI’

RITROVATI A MOSCA 25 DISCORSI INEDITI DEL LEADER DEL PCI

Roma, 28 set. – (Adnkronos) – Gli elementi di forza del fascismo? ”Non stanno solo nella violenza e nell’apparato. Questa dittatura ha fatto qualcosa – non solo tramite la violenza, ma anche a favore di determinati strati della popolazione”, come ad esempio gli operai e le giovani generazioni. Questa sorprendente quanto clamorosa affermazione e’ di Palmiro Togliatti, all’epoca nemico numero uno di Benito Mussolini, pronunciata a Mosca nella seduta del 7 marzo 1941 del Segretariato del Comintern. L’intervento fa parte di uno dei 25 documenti inediti provenienti dagli ex archivi sovietici di Mosca scoperti dal professor Aldo Agosti, docente di storia contemporanea all’Università di Torino, e da lui raccolti nel volume ”Togliatti negli anni del Comintern (1926-1943)”, pubblicato dalla casa editrice Carocci nella collana degli Annali della Fondazione Gramsci.

Gli inediti non offrono rivelazioni di particolare interesse sull’atteggiamento di Togliatti negli anni del ”terrore sovietico”, cioè durante le purghe staliniane. Il leader del partito comunista italiano in tutti i suoi interventi finora sconosciuti al Comintern, di cui era uno dei massimi dirigenti, si allineò alle direttive, denunciando come particolarmente pericolosa l’influenza del trotzkismo, combattendo le idee socialdemocratiche e richiamando tutti alla piu’ severa intransigenza.

La vera novità è considerato tuttavia l’intervento di Togliatti su Mussolini, quando ormai l’Italia era già in guerra da quasi un anno. La dittatura fascista, riconosceva il compagno Ercoli, ”ha fatto anche qualcosa per i lavoratori e per i giovani. Non possiamo negare il dato di fatto dell’introduzione della assicurazione sociale”. ”E’ vero che i salari della maggior parte dei lavoratori sono un po’ piu’ bassi rispetto a quanto non fossero prima della dittatura fascista. Ma c’e’ una differenza. I salari dei lavoratori qualificati non sono poi cosi’ male. Prima della dittatura fascista non esisteva nessuna legislazione sociale fuorché l’assicu-razione per la disoccupa-zione”. (segue)

(Pam/Idb/Adnkronos)

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2000/09/28/Cultura/TOGLIATTI-MUSSOLINI-HA-FATTO-DEL-BENE-PER-I-LAVORATORI_161200.php

Capito quanto sono coglioni i drogatelli della sinistra nostrana? Arrivano a negare quello che ammettevano persino i loro degni padri spirituali e politici!

E quindi, una volta tanto, trasformiamo l’indignazione e lo schifo per queste persone, in un qualcosa di divertente ed ironico, come volli fare nel pezzo che vi ripropongo a seguire, giusto per farsi quattro risate (benché amare), sul livello mentale e culturale dei tanti compagnucci che ancora oggi infestano la nostra Patria.

La loro ignoranza è solo pari alla loro vigliaccheria ed al loro odio per tutto quanto è italiano!

Carlo Gariglio

                                  ***********************

Caro Compagno,

Io non ho vissuto l’epoca della guerra, mi sono formato le mie opinioni politiche sui libri, come molti di quelli che mi leggeranno, e sulla dura realtà vissuta tutti i giorni sulla mia pelle. Ma a differenza di tanti di Voi, cari compagni, non mi sono fermato al primo libro letto, né mi sono lasciato convincere dalle lusinghe di qualche anziano apparentemente ben informato ed interessato a formare la mia opinione.

Ho sempre rifiutato il ruolo di “carne da cannone” che molti mascalzoni della sinistra (ma anche a destra non mancano analoghi esempi) riservano ai giovani, cercando di capire da solo se quanto mi raccontavano era la verità, oppure era un modo per “caricarmi” ed utilizzarmi per i loro scopi. Tu, invece, caro compagno, che cosa hai fatto in tutti questi anni? Quante baggianate hai bevuto, quante persone hai discriminato o addirittura aggredito perché ti avevano insegnato che “uccidere un Fascista non era reato”? Ti hanno sempre detto che i Fascisti hanno preso il potere con la violenza, uccidendo centinaia di pacifici uomini del popolo, ma non ti hanno mai parlato del “biennio rosso”, vero? Non ti hanno detto che subito dopo la rivoluzione leninista del 1917 in Italia scoppiarono tafferugli e scontri, voluti proprio dai “rossi” che aspiravano a fare diventare la nostra amata Patria un Soviet sul modello dell’URSS, con le tragiche conseguenze sotto gli occhi di tutti… E non ti hanno detto che in questo periodo, dal 1919 al 1922, i rossi trucidarono più di 850 persone in nome della loro tentata rivoluzione, la maggior parte delle quali simpatizzanti per il neonato Fascismo! Così come non ti hanno detto che il numero dei caduti per mano dei rossi superò i duemila, se si considera anche l’anno 1918, ovvero quando il Fascismo non era ancora nato.

Così come ti hanno raccontato che le squadre Fasciste furono il braccio armato della borghesia e del padronato, senza però mai spiegarti come mai il Fascismo, nei suoi primi anni di Governo, legiferò soltanto a favore della classe lavoratrice e dei meno abbienti in genere, dando al popolo italiano pensioni, cassa integrazione, assistenza agli invalidi, sanità e scuole gratuite, colonie estive per i figli dei meno abbienti… Lo sai, caro compagno, che il lavoratore Fascista fu il primo al mondo a beneficiare della riduzione della settimana lavorativa a 40 ore, mentre in tutti gli altri Paesi, soprattutto nelle cosiddette “democrazie”, i lavoratori avevano un orario di 48 ore settimanali?

Già… Però mancava la libertà! Almeno così ti hanno insegnato… C’erano i Tribunali Speciali, le condanne a morte, mancava la libertà di pensiero… Però nessuno ti ha mai fatto vedere le nude cifre: venti anni di “dittatura” portarono a “ben” 42 condanne a morte, di cui solo 31 eseguite… E per reati di terrorismo e di sangue compiuti da individui di etnia slava, che comportarono morti e feriti fra la popolazione! Quei “cari” compagni che ti hanno istruito, ti hanno mai detto quante condanne a morte ci furono in 20 anni nell’URSS di Lenin e poi di Stalin? Eppure da Stalin prendevano ordini, e si batterono per fare entrare l’Italia nell’orbita dell’ex URSS… Vuoi un solo dato, tanto per fare un raffronto? Nei dieci giorni che seguirono il 25 aprile 1945, nella sola zona di Torino, corsero alcune voci che quantificavano in 8000 (ottomila) i “fascisti e presunti tali” trucidati dalle orde partigiane…

La Prefettura di Torino (Prefettura in mano ai partigiani, naturalmente) emise un comunicato ufficiale per smentire e sminuire queste cifre: i trucidati non erano 8000 ma “soltanto” duemila! In dieci giorni… E nella sola zona di Torino! Anche a volere credere alle cifre “partigiane”, fanno pur sempre 200 uccisioni al giorno, vero compagno? Per non parlare delle altre zone ancora più cruente, con il famigerato “triangolo rosso” dell’Emilia Romagna… Come dici compagno? Stai obiettando che i dissidenti venivano condannati al confino? Sì, certo, nessuno lo ha mai negato… Chi tramava contro il Fascismo veniva spesso condannato al confino, in località tipo Ponza, Ventotene, Ustica, Ventimiglia… Tutte località ancora oggi note per il loro clima mite e per le bellezze naturali… Non come la Siberia o i Gulag di “papà” Stalin, o le foibe dell’altro vostro illustre alleato, il Maresciallo Tito…!

Non per altro, quando i tuoi compagni riesumano la fola della violenza Fascista e delle uccisioni, si devono ridurre a citare il caso Matteotti… Ma anche qui, come sempre, non te la raccontano giusta, caro compagno. Ormai chiunque si sia preso la briga di leggere qualche libro sa che Giacomo Matteotti fu rapito ed ucciso perché aveva scoperto una rete affaristica sulla gestione del petrolio e dell’apertura di case da gioco, rete che pareva toccare addirittura la Casa Savoia… Altro che violenza Fascista! Il cadavere di Matteotti venne poi gettato fra i piedi di Mussolini nel vano tentativo di fare cadere il suo Governo, e di questo si convinse persino il suo più feroce accusatore ai tempi del processo, il socialista Carlo Silvestri, il quale aderì alla RSI dopo avere visionato i documenti riguardanti i veri mandanti dell’omicidio…

Documenti che, guarda caso caro compagno, scomparvero dopo il fermo di Mussolini da parte dei tuoi compagni partigiani, nell’aprile del 1945. Non credi alle parole di un Fascista, compagno? Allora leggiti il libro scritto dal compagno giornalista de “L’Avanti” Franco Scalzo: “Il caso Matteotti – Radiografia di un falso storico” – Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1996.

Anche all’epoca, caro compagno, ci furono dei trinariciuti pronti a non credere ai Fascisti… Ed infatti, il 12 settembre 1924, per “vendicare” Matteotti, i comunisti uccisero il sindacalista e deputato Fascista Armando Casalini, che spirò fra le braccia della sua bambina…

Guareschi

Ma immagino la tua risposta, compagno, a proposito di questo episodio: “Mai sentito nominare”.

Come dici compagno? Oltre a Matteotti ti hanno parlato dei fratelli Rosselli e di Gramsci, che sarebbe morto in carcere nel 1938 grazie ai Fascisti?

Bè, se posso darti un consiglio da “Camerata” a compagno, studiati bene quali furono le attività dei fratelli Rosselli ed il loro ruolo negli attentati terroristici anarcoidi degli anni che vanno fra il 1919 ed il 1937… E leggiti meglio la storia di Gramsci, il quale venne sì arrestato, ma venne anche liberato nel 1934 e graziato nel 1937… Tornò libero e morì in una clinica privata di Roma, ma non certo a causa della “violenza Fascista”! Ma se su tutte le cose sopra descritte sei stato male informato, caro compagno, di quanto sto per dirti non ne avrai mai e poi mai sentito parlare… E’ troppo imbarazzante per i tuoi compagni affrontare questo discorso, benché sia tutto abbondantemente conosciuto e documentato dai tuoi “capi”… Il Fascismo fu solo violenza, olio di ricino, privazione delle libertà individuali? Ed allora come mai i tuoi più illustri compagni nel 1936 lanciarono il famoso “Appello ai fratelli in Camicia Nera”? La decisione di pubblicare il famoso appello nacque nel clima di sfiducia che pervadeva la dirigenza comunista in esilio alla metà degli anni 30. Essa si rendeva ormai conto che il consenso del popolo italiano nei confronti del fascismo era pressoché totale, anche se oggi te la raccontano molto diversamente, e che persino le masse operaie ormai appoggiavano il fascismo in blocco. I comunisti di allora, che conoscevano perfettamente la situazione italiana, riconobbero ciò che gli ignoranti di oggi si rifiutano di ammettere…

Nel giugno del 1936, sulla rivista “Stato operaio”, la rivista teorica del PCI, i dirigenti comunisti tentano un primo approccio: “Noi tendiamo la mano ai fascisti nostri fratelli di lavoro e di sofferenze perché vogliamo combattere insieme a essi la buona e santa battaglia del pane, del lavoro e della pace. Tutto quanto noi vogliamo, fascisti e non fascisti, possiamo ottenerlo unendoci e levando la nostra voce, che è la voce del popolo”.

Nell’agosto si arriva a un documento solenne, rivolto ai “fratelli in camicia nera”, che ha come base la riconciliazione tra fascisti e non fascisti: “Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere insieme a voi e a tutto il popolo italiano per la realizzazione del programma fascista del 1919 e per ogni rivendica-zione che esprima un interesse immediato, particolare o generale, dei lavoratori e del popolo italiano”.

Tra i firmatari dell’appello figurano: Togliatti, Grieco, Gennari, Di Vittorio, Marabini, Montagnana, Longo, Ciufoli, Lampredi, Valiani e moltissimi altri.

I comunisti sono costretti a riconoscere i risultati conseguiti dal fasci-smo. Greco afferma che “Dobbiamo specificare che lotteremo per una democrazia nuova che tenga conto dell’esperienza fascista.”; Montagnana che “L’attività degli antifascisti, degli stessi comunisti, è pressoché nulla. Gli elementi attivi sono fascisti” e che “Noi dobbiamo avere il coraggio di dire che non ci proponiamo di abbattere il fascismo”; Longo che “Noi siamo dei pigmei e nulla possiamo ancora contro le organizzazioni avver-sarie”; Ciufoli che “Il PCI, facendo suo il programma del 1919, colmerà il vuoto che esiste ancora tra noi e le masse”;Gennari che “L’attività svolta dalle masse nei sindacati fascisti e i risultati ottenuti dimostrano che già i sindacati fascisti possono essere uno strumento di lotta contro il padronato e perciò essi debbono essere considerati come i sindacati operai nella attuale situazione italiana”.

Capito compagno? Nel 1936, dopo la conquista dello Impero, non eravamo poi così male agli occhi dei tuoi dirigenti. Addirittura il programma Fascista del 1919 volevano adottare! E non si proponevano di abbattere il Fascismo, considerando addirittura i sindacati fascisti come strumenti di lotta operaia contro i padroni!

Chissà quando è che i tuoi compagni hanno scoperto che il Fascismo era solo violenza, che fu il braccio armato di borghesi e padroni, che privava il popolo della libertà… Fino al 1936 (dopo 14 anni di “dittatura Fascista”, compagno, è bene ricordarlo) parevano non pensarla così…

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Avrà influito il fatto che l’appello rimase inascoltato dai Fascisti?

Avrà influito il fatto che dopo il periodo delle vittorie cominciò quello dei sacrifici e delle sconfitte?

Tutto può essere, caro compagno… Tutto, tranne il fatto che i tuoi compagni raccontino le cose per quello che sono e che furono!

Anche nel breve periodo della RSI, mentre i Fascisti si sforzavano di favorire le classi lavoratrici, i tuoi compagni erano schierati con i “liberatori”, curiosamente alleati degli stessi “padroni” che questi compagni dicevano di combattere… Fascisti Repubblicani che creavano la cogestione e la socializzazione delle imprese, e comunisti italiani alleati delle famiglie padronali (una fra tutte: gli Agnelli), poiché entrambi sabotavano lo sforzo Fascista per favorire l’invasione della Patria da parte degli “alleati”… Credi a noi, Compagno… Ti hanno preso per il deretano per decenni, e tu li hai accontentati, aiutandoli a prendersi il potere, ad uccidere quanti, come noi, potevano sbugiardarli ed inchiodarli alle loro responsabilità.

Ti hanno fatto diventare “partigiano” per difendere i loro interessi e le loro trame con Mosca, gli USA e gli industriali italiani.

Ti hanno convinto a continuare ad uccidere anche dopo la guerra, fino agli anni 50 almeno, per paura che qualcuno potesse un giorno tornare per smascherarli e dare a loro quello che meritavano… E ti hanno educato all’odio per quelli come noi sempre per lo stesso motivo: il sacro terrore di doverla un giorno pagare.

Negli anni 70 hanno trovato una generazione facilmente malleabile, e l’hanno mandata in piazza a scannarsi con altri giovani come loro, “colpevoli” di conoscere la verità… E tu compagno hai sfondato il cranio a colpi di chiave inglese a sedicenni come Sergio Ramelli, hai bruciato vivi i fratelli Mattei nel rogo di Primavalle a Roma, perché ti avevano detto che uccidere i Fascisti (ed i loro figli, in questo caso) non era reato, hai “sprangato” e spesso ammazzato dietro loro ordine ed incitamento, mentre loro si godevano le prebende parlamentari…

LerciRossiNon è ora di aprire gli occhi, compagno? I documenti ci sono tutti, basta sapere cercare e sapere leggere… Un ultimo esempio prima di salutarti? La prossima volta che qualche vecchio assassino ti inviterà a celebrare il suo 25 aprile, o la prossima volta che qualcuno di loro ti parlerà degli “eroi” partigiani “trucidati” dai Fascisti, sbattigli sotto il grugno una copia della Sentenza del Tribunale Supremo Militare del 26 aprile 1954… In essa, senza ombra di dubbio, troverai scritto che i militari della RSI erano legittimi combattenti belligeranti a tutti gli effetti, nonché rappresentanti di uno Stato riconosciuto ed operante… E troverai scritto anche che i cosiddetti “partigiani” non avevano alcun titolo legale per essere definiti “belligeranti”… In altre parole, militari legittimi contro banditi in borghese che sparavano a tradimento. Questo è scritto in una Sentenza di un Tribunale della Repubblica Italiana, scritta ben 9 anni dopo la caduta del Fascismo (http://www.laltraverita.it/documenti/sentenza_tribunale_militare.htm).

Come dici compagno? Non ne avevi mai sentito parlare? Al partito non te lo avevano mai detto?

Lo so compagno, lo so…

Carlo Gariglio

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Carola Rackete è libera: cosa avete da esultare, coglioni?

Articolo pubblicato sul Blog di Andrea Chessa, Vice Segretario Nazionale del Movimento Fascismo e Libertà-Partito Socialista Nazionale

 

Qui non è più questione di destra o di sinistra: qui è questione che se esulti perché la tua Nazione è stata umiliata sei un emerito coglione. 

Carola Rackete ha dimostrato che se fai per 14 giorni un braccio di ferro col Governo Italiano per imporgli forzatamente dei clandestini e violi un blocco navale rischiando di uccidere 4 militari della Guardia di Finanza non hai solo tutta l’intellighenzia di sinistra e sinistra dalla tua parte, le istituzioni europee intimamente antinazionali, bensì perfino la Magistratura Italiana.

A cosa sarebbe servito per Carola Rackete avere dei buoni avvocati quando si può contare su ottimi magistrati?

Alessandra Vella, la gip che l’ha scarcerata, ha contribuito ulteriormente a distruggere, casomai ce ne fosse ancora bisogno, la sovranità militare dell’Italia con una sentenza assolutamente politica.

Diciamo chiaramente sentenza politica, perché non può essere diversamente, vista la palese e sfacciata mistificazione della realtà.

Ha affermato che Carola Rackete non può essere imputata per la violazione del blocco navale perché ha agito in stato di necessità per salvare i 43 migranti, e che il contatto con la nave della Guardia di Finanza non è stato voluto. Due balle in una.

Sulla violazione del blocco navale e lo stato di necessità: il capitano della Sea Watch era costantemente in contatto con i militari e le autorità italiane, e la situazione sanitaria sulla nave era monitorata e tenuta costantemente sotto controllo. Non vi era, in altre parole, alcuno stato di necessità. Del resto non doveva essere certamente una situazione drammatica se la stessa Rackete si è potuta permettere, per ben 14 giorni, un braccio di ferro con il Governo Italiano, rifiutandosi di dirigersi in qualunque altro porto europeo ed africano – in due settimane sarebbe perfino potuta arrivare negli Stati Uniti – se solo lo avesse voluto.

Sul contatto con la nave della Guardia di Finanza: i filmati, reperibili da chiunque su internet, sono chiarissimi. Si sente addirittura un militare andare nel panico, ed un altro collega, sulla banchina, che cerca di tranquillizzarlo: si tratta di una situazione effettiva di pericolo. La Sea Watch forza il blocco della nave da guerra italiana, con una manovra tanto spericolata e inattesa quanto vergognosa, perché eseguita con parlamentari italiani a bordo.

La sinistra italiana, che cerca disperatamente di far dimenticare lo scandalo di pedofilia e tratta di minori in cui è coinvolta a Bassano – uno scandalo talmente grave che lo stesso Luca Zingaretti, il segretario del PD, ha ingaggiato una squadra di esperti legali per cercare di tutelare, nei limiti del possibile (o dell’impossibile), la reputazione di un partito in costante calo di consensi e di dignità, e che oramai può solo sperare, almeno nel breve-medio termine, nell’iniezione forzata di nuovi italiani per sperare in una risalita delle proprie percentuali di consenso – afferma, per bocca di Delrio (quell’ex Ministro delle Infrastrutture che, pochi giorni prima che il ponte Morandi di Genova venisse giù, faceva lo sciopero della fame per lo ius soli) che se le leggi sono ingiuste si possono infrangere.

 

Sono frasi dal contenuto eversivo, né più né meno: poiché chiunque di noi ha idee diverse sulle leggi giuste e/o ingiuste, su quelle che andrebbero cambiate e quelle che invece andrebbero rispettate, con queste frasi si rompe il contratto sociale tra gli individui e lo Stato. Basterebbe leggere Rousseau, uno di quegli autori che, almeno in teoria, dovrebbe far parte del bagaglio culturale di un qualunque militante della sinistra.

Io posso evadere le tasse, perché sono costretto a dare il 70/75 per cento dei miei utili aziendali ad uno Stato vampiro e banditesco, e tu puoi speronare gli alt della Guardia di Finanza: si aprirebbe un vaso di Pandora di anarchia. Provateci voi comuni mortali, voi che non cercate di far entrare illegalmente centinaia di clandestini all’anno all’interno dei confini italiani, voi che siete persone normali, a forzare un posto di blocco delle forze dell’ordine, e poi vedete che cosa succede. 

Si è trattato di un atto squisitamente politico ed eversivo, avallato da quelli che – nelle Nazioni civili – vengono definiti collaborazionisti e messi al muro per alto tradimento. Si è trattato di mettere in difficoltà l’Italia e sfidare apertamente la sua politica della tolleranza zero e dei porti chiusi. Operazione perfettamente riuscita, grazie alla Magistratura, la stessa che dovrebbe tutelare le Istituzioni alle quali ha giurato fedeltà.

Il nemico è in casa, ed esulta apertamente su Facebook e sui social network, sfottendo Salvini che rosica (imbecilli:Salvini si sfrega le mani per i consensi che aumentano clamorosamente) come se vedere la propria Nazione tradita ed umiliata sia una cosa della quale andare fieri.

 

Avete ben poco da esultare, razza di coglioni.

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Insediamento del nuovo Consiglio Comunale di Cellarengo (Asti).

Nella serata di mercoledì 12/06/2019, c’è stata la prima seduta di insediamento del nuovo Consiglio Comunale di Cellarengo. Nelle foto potete vedere i 3 consiglieri del MFL-PSN, ovvero Carlo Gariglio, Roberta Fusco e Franco Trogolo. Nella seconda foto, a nostro fianco anche la Sindaca riconfermata, Adriana Bucco.

Consiglio 1

 

consiglio 2
Dedichiamo le foto con il logo (legale) del nostro movimento alla corte dei miracoli della prefettura locale, che da anni si impegna a violare la Legge sabotando le nostre liste.
A tutti loro dedichiamo anche una canzoncina d’epoca.

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