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Mese: febbraio 2018

Una testa pesa più di un manichino

La testa di Laura Boldrini pesa molto più di un manichino. Non si potrebbe commentare diversamente due avvenimenti provenienti da schieramenti politici opposti ma molto simili, quali sono, in ordine di tempo, la pubblicazione su Facebook di una Laura Boldrini decapitata con sotto la didascalia che recita “Questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici”, e un manichino con disegnata una grande croce celtica appeso a testa in giù a porte degli Annibaldi, fronte Colosseo, con lo striscione degli antifascisti “Minniti e fascisti la vostra strategia della tensione non passerà”.

Ora, visto il vittimismo esasperato e ridicolo della “presidenta” e le raffiche di perquisizioni che si abbattono su chiunque voglia fare ironia su di lei a mezzo internet, sarebbe effettivamente il caso di evitare quest’ironia che è, possiamo ammetterlo candidamente, di cattivo gusto. Laura Boldrini, inoltre, ogni volta che apre bocca fornisce tutto ciò che è necessario per screditarla e ridicolizzarla a dovere, senza bisogno di fotomontaggi squallidi e truculenti. Questo non deve aver pensato il povero malcapitato, un uomo di una cinquantina d’anni che, a seguito di denuncia del solito gruppo antifascista proprio per questa foto, si è visto irrompere la Polizia in casa, come non si fa nemmeno con i criminali, con tanto di sequestro di telefoni cellulari, pc, e relativo “passaggio” in caserma.

Passando dall’altra parte, invece, prendiamo atto che gli antifascisti possono pubblicamente fare ironia sui massacri avvenuti ai danni della controparte – quando non celebrarli apertamente – senza che un solo giornalista o un solo politico, quelli stessi che in questi giorni ciarlano di pericoloso ritorno del Fascismo in seguito al gesto dovuto all’esasperazione di Luca Traini, abbia alcunché da ridire. Eppure le aggressioni di pacifisti e centri sociali, specie in questi ultimi anni, si contano a decine di decine (una delle ultime, in ordine di tempo, è quella ad un ragazzo disabile reo di avere in mano una bandiera nazionale), ma la stampa, ovviamente, si è ben guardata dal darne notizia.

Come sempre due pesi e due misure. Speriamo che il popolo italiano abbia ancora un briciolo di lucidità e il 4 marzo faccia ritornare tutti questi personaggini nel luogo che gli spetta di diritto: il nulla cosmico.

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Su Pamela e Luca Traini due pesi e due misure: che siate maledetti

La gigantesca macchina del fango e il sistema massmediatico italiano ha puntato tutti i suoi “pezzi” in un’unica direzione: Macerata. La grande esibizione viene “montata” in grande stile: in seguito al gesto di Luca Traini – l’amico di Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa e poi fatta a pezzi da un nigeriano clandestino – che ha sparato contro un gruppo di extracomunitari e poi si è costituito con tanto di saluto romano e invocazione al Duce, è partito il gioco al massacro. La parola d’ordine è una sola: criminalizzare tutta la destra, l’estrema destra e, in sostanza, i fascisti, per poter far confluire in un’unica direzione l’odio cieco del popolino che si spera possa durare almeno fino al 4 marzo (ci penseranno i mass media e i giornalisti di regime a tenere alta l’attenzione).

I fuochi partono subito da due complici dell’invasione noti e illustri: Laura Boldrini e Roberto Saviano. La colpa, nemmeno a dirlo, sarebbe di Matteo Salvini e di tutta un’area politica nazionalista e patriottica che istiga all’odio. In città è giunto immediatamente il Ministero dell’Interno, Marco Minniti. Gli altri guitti di regime si scatenano. Il modus operandi è sempre lo stesso: le notizie scomode vengono minimizzate o, alla meglio, occultate, mentre le notizie che servono al regime vengono sparate in prima pagina, con Ministri, prefetti, politici vari e pennivendoli di regime che rispondono come un sol uomo al richiamo e alla mobilitazione.

Per la povera Pamela non si era mossa un’anima. Laura Boldrini si è degnata di scrivere un tweet solo dopo molte sollecitazioni; dall’attico newyorchese di Roberto Saviano non ci è giunto alcunché; dai Ministri e dai politici non un fiato. Eppure il ragionamento dovrebbe essere semplice: se Matteo Salvini, la destra e tutti coloro che si oppongono all’immigrazione selvaggia e incontrollata sono i mandanti morali di Luca Traini, chi sarebbero i mandanti morali dei clandestini che hanno ridotto le nostre città a bivacchi di africani violenti e pericolosi che quotidianamente stuprano, rapinano, uccidono e picchiano ben sapendo di poter godere di una impunità quasi totale? È ovvio: la sinistra e tutto il codazzo di sgherri che gira loro intorno, cominciando dalla Boldrini e da Saviano, passando a Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, finendo con Bergoglio, il gesuita che nel propio Stato mantiene il reato di immigrazione clandestina fino a 3 anni ma che anoi, poveri imbecilli, impone di accogliere centinaia di migliaia di sbandati africani all’anno, descrivendolo come un dovere cristiano.

Ominidi miserabili che non hanno esitato a strumentalizzare l’operato di una persona con palesi problemi – prima di tutto comportamentali – per portare acqua al proprio mulino, sbattendo quello che sembra essere diventato il Breivik italiano in prima pagina, per poter essere dato più facilmente in pasto alla folla. Luca Traini era un amico di Pamela, tra le altre cose. Evidentemente non ha sopportato di vedere la sua amica e/o fidanzata abbandonata in due valigie, con gli organi vitali asportati con un coltello da cucina, per compiere chissà quale rito vudu o esoterico/pagano, senza che nessun giornalista o politico abbia posto un problema che la gente, quella che non vive negli attici newyorchesi e non ha la scorta come Presidente della Camera, invece sente sempre più come un problema assillante: il pericolo di masse di sbandati nordafricani che vengono nel nostro Paese – aiutati e coccolati da questo stesso Stato che invece con i suoi cittadini è una emerita canaglia – per derubarci, picchiarci, impoverirci e, se gli girano pure, usare i nostri cuori e i nostri fegati come pezzi di ricambio o come canali di comunicazione con le loro primitive divinità.

 

Come al solito due pesi e due misure. Che siate maledetti…

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Vogliamo davvero diventare come la Svezia?

Sophie Johansson, una bellissima ragazza svedese di 19 anni, è diventata, suo malgrado, l’immagine della Svezia, quel paese del nord Europa che per anni ci è stato descritto come il paradiso del politicamente corretto, della convivenza tra culture diverse e della società multirazziale. Eccola, Sophie, presa a bottigliate in faccia perché si è rifiutata di farsi palpeggiare le parti intime da un immigrato in una discoteca di Molmo.

La Svezia, da paese all’avanguardia per lo Stato sociale e per l’innovazione tecnologica, è diventata una Nazione in cui, grazie all’islamizzazione forzata e all’iniezione continuata di centinaia di migliaia di sbandati africani, vi è il più alto tasso europei di stupri e di violenze sessuali contro donne bianche commesso da rifugiati mediorientali e africani.

Questo è quello che sta diventando l’Europa, questo è quello che sta diventando la nostra Nazione: per duemila anni faro della civiltà mediterranea e mondiale e ora terra di conquista per bande di subanimali senza alcuna regola e senza alcuna legge che non siano quelle della violenza.

Vogliamo davvero finire così?

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Su Pamela dimostrate quanto siate poveri di animo e miserabili

Qualche ora dopo la pubblicazione di “Perdonaci, Pamela” mi arriva, in posta elettronica privata, questo messaggio che riporto integralmente: “ma voi fascisti non siete tutti contro i tossici… piangi per una tossica solo perché è stata smembrata da uno dei negri che voi fascisrti odiate tanto? quindi smettila di piagnucolare contro lo stato e ringraziali che vi hanno anche fatto un piacere!!!!!”.

Sorvoliamo sulla scrittura tipica da antifascista, la mancanza di maiuscola sulla parola “Stato” (con la minuscola la parola assume tutto un altro significato: si intende un altro concetto, come uno stato d’animo o uno stato liquido, per esempio – allo stesso modo in cui la parola “Scuola” designa l’istituzione statale e amministrativa, mentre la stessa parola, minuscola, designa invece un qualunque edificio scolastico) i puntini esclamativi aggiunti per dare più valore alle proprie affermazioni, e via dicendo: questo è il livello dell’italiano medio, quello che ha sempre odio da distribuire, a meno che la figlia prima stuprata e poi smembrata, ovviamente, non sia la sua. Potrebbe essere uno dei tanti fascisti all’amatriciana che infestano la nostra area – per il quale se sei tossico, anche se sei una ragazza sfortunata di 18 anni, meriti di morire sbudellata – oppure uno dei decerebrati di sinistra, sempre pronti a distribuire tolleranza e comprensione a tutti fuorché agli italiani.

E allora diciamo un paio di cosette in pubblico, a questo coglione o cogliona che sia.

Primo. Ognuno è responsabile delle sue azioni anche se, a diciotto anni come a quaranta, spesso non lo si è comunque. A te, coglione/a, sfugge però il piccolissimo particolare che Pamela non è morta di overdose in qualche panchina abbandonata, bensì è stata fatta a pezzi solo perché si trovava al posto sbagliato nel momento sbagliato: al posto suo ci saremmo potuti essere io, tu, tua figlia o mia sorella.

Secondo. Il fatto che una donna vada in giro in minigonna non significa che possa essere stuprata o che la violenza sessuale sia meno grave: una donna può anche girare mezza nuda che nessuno deve toccarla con un dito (il giudizio morale su quella donna è tutto un altro discorso). Allo stesso modo il fatto che una ragazza abbia avuto una vita difficile e abbia preso delle strade sbagliate come la droga non giustifica il violentarla, l’ucciderla, e poi farla a pezzi per eseguire qualche rito vudu del proprio primitivo paese di origine. 

Terzo. Un drogato si può recuperare. Con fatica, anche mettendo in conto un fallimento, probabilmente, ma si può comunque provare a farlo. Un corpo smembrato, invece, non si può recuperare.

Con te invece che cosa potremmo mai fare?

Tanto ti basti, miserabile.

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Perdonaci Pamela

Pamela è stata ritrovata in due valigie abbandonate , il corpo completamente smembrato, senza il cuore e il fegato, probabilmente violentata prima che il suo aguzzino, Innocent Oghusule, la vivisezionasse per chissà quale rito vudu. L’esistenza di una ragazza diciottenne italiana, la cui vita era già tormentata di suo, per la quale i giornali e le femministe d’accatto non gridano all’emergenza femminicidio perché l’omicida è un africano (non sia mai che si dia fiato alla bieca propaganda fascista!), si è conclusa così, vittima di un miserabile subumano che non sarebbe dovuto essere in Italia, che dal nostro Paese sarebbe dovuto essere cacciato via a sacrosanti calci nel culo perché era già conosciuto per essere un criminale ed un avanzo di galera, ma che sicuramente avrà trovato qualche onlus complice, che conosce qualche avvocato complice, che coi nostri soldi gli avrà preparato un atto di opposizione all’espulsione che qualche magistrato complice avrà sicuramente preso in considerazione e poi accolto.

È un omicidio di Stato, quello di Pamela. Peggio: è un omicidio che ha precisi mandanti morali e politici: Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Laura Boldrini, Emma Bonino, Pietro Grasso, la sinistra al caviale, quella radical chic e quella dei centri sociali che aggrediscono gli avversari politici per urinare sopra i loro cartelloni, passando da Bergoglio, il comunista con la papalina che predica l’invasione e la sottomissione allo straniero come un dovere cristiano, per finire con tutti gli italiani, una buona fetta se non la maggioranza, che sono pieni di bei sentimenti e di belle intenzioni, ma sempre fino a che il campo rom non è vicino casa loro o la ragazza seviziata e poi fatta a pezzi non è la loro figlia, perché altrimenti diventano dei carcerieri e dei giustizialisti della peggiore specie. Tutti concordi, tutti schifosamente complici nell’importare, nell’assoluta indifferenza di un’Europa alla meglio assente e alla peggio complice, centinaia di migliaia di sbandati sociali, relitti umani e sottosviluppati che nella stragrande maggioranza dei casi non fuggono da alcuna carestia e da alcuna guerra ma che rischiano la pelle nelle loro nazioni di nascita dove hanno già commesso un numero incredibile di reati e vengono qui, a fare il bello e il cattivo tempo, consapevoli del nostro buonismo, del nostro politicamente corretto, della nostra spina dorsale molle che permettono loro di fare pressoché tutto quello che vogliono nella più assoluta impunità.

Possiamo metterla come vogliamo, continuare a fustigarci moralmente con la storiella dello schiavismo e della cattiva colonizzazione dell’uomo bianco, ma la realtà è una sola, chiara e lampante: abbiamo permesso l’ingresso sul suolo nazionale ed europeo di una massa di criminali e di sottosviluppati provenienti da un continente, l’Africa, ampiamente inferiore per civiltà, per cultura e per stile di vita, dove i diritti umani sono inesistenti, le donne subiscono quotidianamente violenze (a partire dalla più tenera età con l’infibulazione), dove infuriano guerre, carestie e massacri di proporzioni inimmaginabili, dove l’odio tra le tribù e la lotta mortale per la supremazia etnica e razziale sono all’ordine del giorno, e si fanno i riti vudu con gli organi del nemico per assorbirne la forza e la vita. Questa è l’Africa, e questi sono gli africani. Vi stupite se portano odio, morte, violenza, tutte cose che vedono fin dal primo giorno in cui nascono?

Perdonaci, Pamela. Perdona la nostra ipocrisia, la nostra ignavia, la nostra vigliaccheria, il nostro buonismo, il nostro politicamente corretto suicida e imbecille. Perdonaci davvero.

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