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Mese: febbraio 2018

Si, “caro” Renzi: siamo anti-italiani

Qualche giorno fa, alla commemorazione delle vittime di Sant’Anna di Stazzema ad opera delle truppe nazionalsocialiste presenti sul suolo italiano (una strage provocata ad arte dai partigiani), Matteo Renzi ha affermato che chi “non è antifascista non è degno di essere italiano”.

Parole fortissime contro le quali ben pochi, specialmente tra i partiti di destra “costituzionalizzati”, hanno avuto qualche cosa da ridire?

Che in zona PD si cominci a fiutare l’odore della batosta che verrà dal 4 marzo in poi? Lo stesso Renzi, stando ad alcune voci di corridoio, aveva mal digerito la manifestazione antirazzista di Macerata che ha avuto il solo scopo, secondo lui, di spostare ulteriormente l’asse degli indecisi verso destra. Del resto non ci vuole un gran fiuto politico (di cui Renzi, tra l’altro, è ben dotato) per capire che se degli immigrati irregolari scuoiano viva una ragazzina, e tu fai una manifestazione in favore dell’immigrazione clandestina senza citare nemmeno per sbaglio Pamela, qualcuno un po’ riesci a farlo inc*****e.

In un certo senso Matteo Renzi ha ragione: se essere italiani significa accettare uno Stato che discrimina i suoi stessi cittadini per far spazio a centinaia di migliaia di criminali africani che ingrassano solo le coop di sinistra a fronte di disagio sociale, criminalità, insicurezza; se essere italiani significa avere una partita Iva e dover pagare il 75% di tasse per poi sentirsi anche dire che chi paga dovrà pagare ancora di più anche per conto dei morosi; se essere italiani significa avere una classe politica di corrotti, mafiosi, ladri e puttane che hanno molto più a cuore il benessere degli stranieri africani che quello dei loro connazionali africani; se essere italiani significa difendersi da un ladro e stare, sempre e comunque, dalla parte del torto perché qualche magistrato rosso ti iscriverà nel registro degli indagati per eccesso di legittima difesa; se essere italiani significa attendere mesi e mesi per una radiografia, anche se sei un malato di tumore all’ultimo stadio; se essere italiani significa questo e molto altro, allora siamo ben lieti di essere anti-italiani.

Perché lo Stato che vogliamo costruire e in cui sogniamo di vivere è uno Stato che pensi prima di tutto ai suoi cittadini, e solo dopo agli stranieri; perché lo Stato che vogliamo è uno Stato in cui, a fronte di una tassazione “umana”, in cui ciascuno possa pagare con equità e secondo le proprie capacità con servizi efficienti; perché lo Stato che vogliamo significa poter sparare a qualcuno che entra in casa nostra con l’intenzione di rubare e/o di farci del male, e non finire sulla graticola; perché lo Stato che vogliamo è uno Stato che si prende cura dei più deboli, dei diseredati e degli sfortunati. 

A sinistra, insomma, provano la solita vecchia tattica: compattare, attorno al presunto pericolo di un presunto fascismo che ritorna, quanti più elettori possibili verso il PD, unico argine di questa deriva. Lo fa nel modo peggiore: privando (per ora solo dialetticamente) la controparte di una sua legittimità, perfino di una sua dignità: non siete degni di essere italiani, non avete alcun diritto a partecipare alla vita politica di questo Paese. Il segretario del PD non è nuovo a questo genere di trucco: qualche anno fa, in piena invasione africana, da un palco che lo acclamava disse (cito a memoria) “Noi non siamo contro gli immigrati! Noi non siamo mica bestie!” dando ad intendere, ovviamente, che chi invece chiede a gran voce regole certe per fermare l’immigrazione illegale una bestia lo sia davvero. Come è finita l’arroganza di Renzi lo sappiamo tutti: la sua faccia di bronzo umiliata dopo il referendum costituzionale e le sue dimissioni (a proposito: ma non disse che se avesse perso quella votazione non avrebbe più fatto politica?).

Speriamo che il 4 marzo si assista ad un bis ancora più divertente.

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La strage di Sciacca e l’ennesima figuraccia degli animalisti

Una mattanza, una strage: è questo ciò che è accaduto a Sciacca, paesino siciliano in cui sono stati ritrovati morti, a causa di esche avvelenate, decine e decine di cani che hanno avuto il solo torto di essere nati randagi, in una zona come il sud Italia dove questo equivale a morte certa.

Lo stesso sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, è stata oggetto di attacchi – anche minacce di morti – soprattutto a mezzo internet per non si capisce bene che cosa: non è certo colpa della Valenti se in questa Nazione il problema del randagismo è diventato una vera e propria piaga.

Certo, c’è una strana, stranissima coincidenza tra la strage di cani avvenuta a Sciacca – le stime degli animalisti del luogo parlano di più di 150 cani – e il fatto che proprio in quei territori passeranno, tra qualche mese, i corridori del Giro d’Italia. Animalisti che, dal canto loro, hanno dimostrato, ancora una volta, come spesso dalla ragione si possa passare al torto, con minacce ed insulti immotivati al sindaco di Sciacca che si è trovata, suo malgrado, a dover gestire una situazione agghiacciante.

 

Noi continuiamo a pensare che una persona che scientemente avvelena decine e decine di cagnolini possa essere curata in un solo modo: con un proiettile alla tempia.

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Consigliere PD picchia selvaggiamente due immigrati, ma qui mandanti morali non ce ne sono

Se la storia che vi stiamo per raccontare fosse accaduta ad un consigliere leghista, per dirne uno, avremmo avuto edizioni straordinarie dei TG e dei giornali per settimane, con collegamenti in diretta di Barbara D’Urso, le urla di dolore di Madama Boldrini e qualche città messa a ferro e fuoco dai simpatici antifascisti per protestare contro la recrudescenza del pericolo xenofobo e fascista.

Invece, siccome si tratta di un consigliere comunale di sinistra, tal Rosario Dezio, consigliere comunale in quota PD a Vittoria, in provincia di Ragusa, tutto tace. La solita, vecchia tattica della sinistra antifascista: le notizie si gonfiano e si inventano quando servono a screditare i nemici, e si cammuffano o si omettono quando mettono in cattiva luce gli amici.

Dalla cronaca locale apprendiamo che Rosario Dezio avrebbe prima pestato selvaggiamente due suoi dipendenti rumeni e poi li avrebbe addirittura presi a fucilate, fortunatamente mancandoli. Cosa avrebbero mai fatto i due poveri malcapitati? Avrebbero rubato – udite udite! – una bombola del gas per scaldarsi. Fortunatamente i due sfortunati sono riusciti a fuggire: uno è stato ritrovato nascosto in un giaciglio di emergenza, ancora sotto choc per il terrore; l’altro ha trovato rifugio da un amico.

Traduzione: sei un miserabile sfruttatore che lascia morire di freddo i tuoi dipendenti e, quando questi accendono una bombola del gas di tua proprietà per riscaldarsi, li riempi di botte e spari loro pure addosso. Da persona che ha una attività, e che ripone la massima fiducia nei propri collaboratori, io posso solo immaginare che tipo di uomo possa essere uno che spara addosso ad un proprio dipendente se questo prende una bombola del gas di proprietà aziendale perché sta morendo di freddo.

Che cosa hanno da dire tutti coloro che hanno indicato in Matteo Salvini e nei militanti di destra razzisti e xenofobi (li stessi che vengono aggrediti in dieci contro uno e pestati a sangue) il mandante morale di Luca Traini?

 

Già il ragionamento degli antifascisti è miserabile di per se. Ma se si dovesse applicare a loro con la stessa solerzia con cui viene applicato agli avversari politici ne uscirebbero malissimo…

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Vigliacchi e infami, cioè antifascisti

Nella giornata di ieri Massimo Ursino, responsabile locale del movimento Forza Nuova in Sicilia, è stato immobilizzato da una decina di persone a volto coperto che, in pieno giorno e in una via centralissima di Palermo, lo hanno legato con del nastro da pacchi per poi pestarlo selvaggiamente. Ursino è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici gli hanno riscontrato ferite gravi, diverse delle quali alla testa.

Questa è solo l’ennesima aggressione (che poteva pure costare il morto) di una sinistra senza più argomenti e che ha condotto, in questi ultimi mesi, una campagna di demonizzazione dell’avversario politico – specie se militante di destra o/fascista – come mai se ne sono viste in Italia, forse nemmeno negli anni di piombo.

Abbiamo assistito ad una campagna di odio e di diffamazione, sostenuta congiuntamente dallo schieramento politico e mediatico, che indica nei militanti di destra, nei fascisti e/o presunti tali, un cancro della democrazia da estirpare. Movimenti e partiti che sono perfettamente democratici e legittimi, che sono stati sottoposti al vaglio della Magistratura in inchieste passate e che hanno ricevuto il plauso ad operare e ad esercitare sono stati ritenuti eversivi, sovversivi, violenti, dei vulnus della democrazia da estirpare in ogni modo possibile. Ed è ovvio che quando non fai che descrivere la parte politica avversa come illegale, quando le neghi addirittura la patente di legittimità che invece la legge ha definitivamente sancito, quando per mettere a tacere l’avversario politico non fai altro che citare (male e a sproposito) la Costituzione e la XII Disposizione Transitoria, come clave ideologiche per mettere a tacere l’avversario, è perfettamente normale che qualcuno tra quei teppisti e tossici che frequentano i centri sociali si senta in dovere di mettere a tacere l’avversario politico – considerato non in qualità di avversario, bensì di nemico – con la violenza. La stessa che è stata esercitata a Napoli per impedire un comizio di destra, e che ha visto il capoluogo della Campania messo a ferro e fuoco senza che alcun politico prendesse le distanze da siffatti atteggiamenti. La stessa che è stata esercitata a Bologna, con Pietro Grasso che, nel tentativo di raccattare qualche voto per il suo miserabile partito, subito dopo i fatti ha commentato che comunque la manifestazione dei fascisti avrebbe dovuto essere vietata: come a dire che si, forse i ragazzi dei centri sociali sono stati un po’ birbantelli malmenando un Carabiniere a terra, distruggendo auto, vandalizzando negozi, però si trattava sempre di manifestare contro i cattivi fascisti, suvvia!

A parti inverse, un militante di sinistra immobilizzato da dieci persone e pestato a sangue in pieno centro, avremmo avuto edizioni straordinarie dei TG per 24 ore su 24, Madama Boldrini in pellegrinaggio presso il luogo del martirio (per un mafioso nigeriano che ha causato una rissa in cui egli stesso perse la vita lo hanno fatto!), appelli alla mummia del Quirinale per chiudere tutti i movimenti fascisti o pseudo-tali, fiaccolate e manifestazioni antifasciste in tutta Italia, con annesso corollario di cassoni rovesciati, vetrine infrante, auto distrutte e poliziotti malmenati, ma sempre in nome della democrazia e del rispetto dei diritti, ci mancherebbe altro! Invece i comunisti e il canagliume dei drogati dei centri sociali sono sempre lasciati liberi di manifestare, con solerti questori che non esitano a vietare cerimonie di commemorazione dei caduti della seconda guerra mondiale ma che non battono ciglio per manifestazioni di militanti di estrema sinistra che – si sa – porteranno solo violenza e devastazione, e che puntualmente portano violenza e devastazione.

Nessuno, tra le forze politiche, ha sentito il dovere di esprimere vicinanza, almeno umana, ad una persona che è stata oggetto di un agguato così vigliacco e crudele. Crudele perché è stato preparato con meticolosità, studiando le abitudini della vittima e i suoi orari (in pieno stile brigatista); vigliacco perché non solo Ursino è stato affrontato in netta superiorità numerica, bensì i vigliacchi dei centri sociali lo hanno addirittura legato nonostante fossero almeno una decina: in questo, e basterebbe solo questo, si ravvisa tutta la vigliaccheria di questi luridi tossici, cani da guardia di un regime che sente sempre più il terreno franargli sotto i piedi.

L’unico esponente politico che ha commentato la vicenda, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, avrebbe fatto meglio a tacere«Quanto avvenuto stasera con l’aggressione ai danni del segretario provinciale dell’organizzazione neofascista Forza Nuova a Palermo — ha affermato il sindaco Palermo, Leoluca Orlando —, è il segno della degenerazione che la politica italiana sta subendo, dopo avere sottovalutato la recrudescenza di fenomeni e comportamenti fascisti e razzisti, che rischiano di infettare culturalmente la società civile, anche quella che antifascista e antirazzista si proclama. Il fascismo — ha concluso — non si combatte con lo squadrismo, bensì con la cultura e la resistenza».

A parte il fatto che gli “eroi” della Resistenza, che hanno fatto anche di peggio, avevano esattamente questo modus operandi condito da vigliaccheria e infamia (via Rasella docet), capiamo, secondo questo personaggio, che quando sono i fascisti a praticare la violenza (spesso prevalentemente difensiva) la colpa è dei fascisti; quando invece i responsabili sono i centri sociali, la stessa teppaglia che ha messo a ferro e fuoco Napoli e Bologna e che ora vuole mettere a ferro e fuoco Torino per il comizio di Simone Di Stefano, la colpa è dei fascisti. Senza alcuna vergogna, senza alcuna concezione dell’onore e del rispetto dell’avversario, senza nemmeno che qualcuno gli abbia fatto una sonora pernacchia.

Il ragionamento è il seguente: se il mandante morale di Luca Traini è – ammesso e non concesso – Matteo Salvini, chi sarebbe il mandante morale delle violenze, dei pestaggi e degli agguati politici compiuti dai centri sociali nella più totale arroganza e impunità?

 

È evidente che la sinistra sta cercando il morto, nella speranza che la controparte reagisca altrettanto violentemente, in modo da poter dire: “Vedete quanto sono violenti e cattivi i fascisti? Mettiamoli tutti fuorilegge! Sciogliamo d’ufficio i loro partiti!” possibilmente prima del 4 marzo.

Non avranno questa soddisfazione, ci auguriamo.

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Anche il Canada ha la sua Boldrini

Se in Italia piangiamo, anche negli altri Paesi non ridono. Il segno della decadenza dei nostri tempi, effettivamente, deve essere proprio questo: anche la scemenza più astrusa e balorda, se ammantata di politicamente corretto, diventa una perla di saggezza che muove ad applausi scroscianti.

In Canada, purtroppo per loro, ne sanno qualcosa.

Ad un incontro tra dei giovani universitari ed il premier canadese Trudeau – che ha lanciato, in pieno stile Laura Boldrini, la sua crociata in difesa di tutte le minoranze sessuali religiose (tranne, ovviamente, i canadesi) – ad un certo punto prende la parola una ragazza tra il pubblico, che si dichiara appartenente ad una congregazione religiosa e cattolica – lamentando la difficoltà, per chi si dichiara cattolico o cristiano, di essere assunti. La cosa, ad una persona normale, ancor più al Primo Ministro in carica, dovrebbe suonare quantomeno allarmante. Come difensore dei diritti religiosi (inclusi quelli dei cristiani) ci si dovrebbe chiedere se ciò che dice la ragazza sia vero o no: davvero in Canada è difficile essere assunti se si fa parte di una qualche congregazione religiosa?

Trudeau, invece, ha “smontato” una parola usata dalla ragazza, “mankind”. Tale termine, come sa chiunque mastichi un po’ di inglese, significa letteralmente “genere umano” o “razza umana”; denota, cioè, tutti gli esseri umani del pianeta indistintamente, senza distinguere tra razza, colore, religione: è, in altre parole, un termine inclusivo di per se. Il boldrinista premier, invece, corregge la ragazza e dice che si dovrebbe parlare di “peoplekind”, poiché “mankind” è un termine sessista e, come sappiamo, prima preoccupazione di Trudeau per il Canada è quella di epurare il suo Paese da qualunque termine sessista o maschilista. Applausi a scena aperta.

Ebbene, ho dovuto leggere e rileggere “mankind” una qualche decina di volte e perdere almeno una decina di minuti per capire come mai questa parola abbia tanto indignato il premier: entrare nella mente di certi soggetti così “deviati” non è semplice. Ho capito infine che, secondo Trudeau, “mankind” è discriminatorio perché contiene in sé il termine “man”, cioè “uomo”. Le cose sono due: o sono malati di mente loro o lo siamo noi. Perché solo una persona malata di mente può vedere del discriminatorio in un termine che è, per sua natura e significato, assolutamente inclusivo.

La costruzione della neo-lingua per meglio plasmare utili idioti al posto di cittadini consapevoli procede a tappe forzate (e ridicole). Anche in Canada.

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