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Selvaggia Lucarelli e l’ipocrisia di una sinistra disumana

Ci piacerebbe non dover tornare più su Gene Gnocchi e sulla sua sparata (l’ennesima di una sinistra ormai allo sbando) sulla Petacci paragonata ad una maiala, ma non ci si può esimere, con una nota di ribrezzo e di disgusto, dal notare come la sinistra dimostri, in ogni circostanza, quella arroganza e quella protervia che sono diventate ormai un suo marchio distintivo. Sarebbe bastato, forse, dire “Ho sbagliato”. Ce ne saremmo fatti tutti una ragione. Perché sappiamo bene che comici importanti e validi (tra i primi che mi vengono in mente: Proietti, Aldo Giovanni e Giacomo, Maurizio Battista) non hanno bisogno certo di queste bassezze per fare comicità e per far parlare di loro. E se tutti possono sbagliare, figuriamoci un guitto di regime come Gene Gnocchi. Che, invece, ha ribadito il suo diritto di fare satira e la sua libertà di espressione (che evidentemente può ledere tranquillamente i morti e la sensibilità di coloro che si sentono più o meno legati a quelle esperienze), condito dal solito vittimismo per lo striscione che Forza Nuova ha affisso fuori da casa sua, inquadrando pienamente, con una sola, semplice parola, il personaggio: vigliacco. Tra le note fuori dal coro si è dovuta scomodare, con tanto di pippone sulla pagina principale di rollingstone.it, perfino una paladina del femminismo “de no’antri”: Selvaggia Lucarelli. L’icona chic e gnoccheggiante della sinistra hipster parte subito da un dato di fatto: «Gene Gnocchi non ve lo meritate». Nient’altro che perle di altissima comicità gettate ai porci, che stavolta non sarebbero Claretta Petacci, bensì noi, ignoranti e xenofobi razzisti che non capiamo la verve satirica e geniale del comico. Perché Gene Gnocchi non voleva colpire la Petacci, bensì Giorgia Meloni, che quel maiale grufolante per le vie di Roma lo aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook come dimostrazione della palese incapacità dei Cinquestelle di governare la capitale d’Italia: «Gene Gnocchi dava del maiale alla Petacci? No, intendeva dire che la Meloni, in un ipotetico mondo che non esiste ma è una sua costruzione ironica, un suo animale lo chiamerebbe Claretta o Benito o perfino Adolf o Goebbels (benché la Meloni non sia filo-nazista presumo), perché la satira fa questo. Va per eccessi, iperboli, paradossi e mastica, rimastica e sputa tutte le figure retoriche che vuole e che probabilmente voi che vi siete incarogniti dandogli del cretino, non sapete manco che siano». Io, sulle figure retoriche, ho dato perfino un esame universitario, con particolare riferimento al Canzoniere di Giacomo Leopardi: non mi ha fatto ridere comunque. Ma io sono un fascista, un violento e uno xenofobo, quindi io non faccio testo, immagino. Già il fatto che Selvaggia Lucarelli abbia dovuto scrivere un articolo per decifrare ciò che il suo amico guitto intendesse dire dimostra chiaramente una cosa: che quella battuta, salvo Floris e quelli idioti come lui che hanno riso di gusto, l’hanno capita solo loro e ha fatto ridere solamente ed esclusivamente loro. Quello che fa più rabbia, però, è altro. Proprio da Selvaggia Lucarelli questa difesa ad oltranza non ce la saremmo mai aspettata. L’abbiamo vista, in questi ultimi anni, portare avanti delle vere e proprie crociate (alcune, si intende, anche pienamente condivisibili) contro tantissime pagine internet satiriche (“Sesso, droga e pastorizia”, su Facebook, è la più famosa, perché in seguito alla sua azione è stata completamente rimossa dai gestori del social network) che avevano il torto, a suo dire, di fare una satira pesantissima, oltre i canoni del politicamente corretto che era ovviamente Selvaggia Lucarelli a decidere. La stessa Selvaggia Lucarelli che si è indignata per le immagini di Anna Frank con la maglia della Roma – sfottò e prese in giro che, possa piacere o meno, sono normalissime nel mondo del calcio e fra tifoserie avverse, ancor più se si parla di quelle delle squadre di Roma e Lazio – è la stessa che difende platealmente un buffone che ha dato della maiala ad una donna che ha avuto il solo torto di amare Benito Mussolini e che per lui è stata violentata, torturata, uccisa ed infine vergognosamente esposta alla pubblica gogna, il suo cadavere ancora caldo, per lo scempio di Piazzale Loreto. Forse, però, Selvaggia Lucarelli è la meno peggio: almeno lei ha avuto il coraggio di schierarsi, di prendere una posizione, per quanto questa possa piacere e non piacere (e a noi non piace), con tutta la valanga di commenti negativi che questa ha suscitato. Desta molto più ribrezzo e rabbia il silenzio della Boldrini, delle femministe, e della sinistra, la stessa che crocifiggeva Berlusconi per una battuta fatta ad un comizio politico o che si scagliava contro la pubblicità delle merendine in cui una mamma veniva colpita da un asteroide. La dimostrazione, l’ennesima, che questa gente non ha alcuna morale, ma solo, becero e vigliacco odio, umano (anzi: disumano) prima ancora che politico, contro i propri avversari, specialmente se fascisti. Le cui donne, dopo essere state violentate, torturate e appese ad un gancio da macellaio per far divertire la folla, settanta anni dopo possono anche essere paragonate a delle maiale. Nel nome dell’antifascismo perfino il loro stesso femminismo d’accatto non vale nulla.

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