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Mese: dicembre 2017

Lo ius soli? La sinistra lo ha già introdotto. Grazie alla Magistratura

A Vicenza, e in altre parti d’Italia, si registrano una serie di ricorsi contro la mancata assegnazione del bonus bebè nei confronti di cittadini stranieri. I quali fanno ricorso e, sempre più spesso, vincono.

Nel 2014 il governo Renzi scrisse un passo importante per l’operazione di pulizia etnica dolce che la sinistra sta attuando, con una caparbietà a dir poco criminale, nei confronti della popolazione italiana: la concessione del bonus bebè anche agli immigrati. Fu richiesto un solo requisito: avere un permesso di soggiorno lungo, e non “a scadenza”.

Molte donne, a Vicenza come a Brescia, Mantova e in altre parti d’Italia, hanno fatto ricorso contro questo principio che opponeva da un lato donne straniere con un permesso di soggiorno “a scadenza”, e dall’altra donne straniere con un permesso di soggiorno “lungo”. Ovviamente hanno trovato un giudice che ha dato loro ragione, stabilendo che distinguere tra chi è da tanti anni in Italia e chi invece è arrivato da poco fosse una discriminazione: via, quindi, al bonus bebè per tutti, stranieri o non stranieri che siano. Tanto paghiamo noi…

Viene da chiedersi innanzitutto con quali soldi persone che, almeno in teoria, fuggono dalle fame e dalla povertà, possano pagarsi avvocati italiani che le sostengano in simili battaglie, ma la risposta è ovvia: basterebbe scavare in quella galassia di sigle e siglette prone agli invasori e disposte a mettere a loro disposizione risorse, consulenze, finanziamenti e aiuti che spesso la popolazione indigena del Nostro Paese si vede negati.

Grazie a questa serie di ricorsi i soldi che aveva stanziato il Governo Renzi – un centinaio di milioni, praticamente briciole (basti pensare che spendiamo 4/5 miliardi all’anno per favorire l’immigrazione clandestina sulle nostre coste) – sono finiti. Si dovranno trovare altri soldi per pagare le straniere che hanno fatto ricorso e hanno vinto, come non si sa. Ci si inventerà, probabilmente, qualche altra tassa con la quale gli italiani dovranno finanziare anche questa ennesima pretesa dei fancazzisti stranieri che abbiamo accolto a braccia aperte per anni e anni.

Zitta zitta, la sinistra ha introdotto lo ius soli di fatto. Lo ha fatto con il suo braccio armato di lungo corso: la magistratura italiana.

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La bandiera nazista dei Carabinieri e l’ipocrisia di questo Stato

 

Dopo la spiaggia Fascista di Chioggia; le figurine di Anna Frank con la maglia della Roma; i pericolosissimi nazisti che entrano nelle sedi pro-clandestini, leggono un volantino e poi se ne vanno, ecco che arriva, finalmente, il nuovo tormentone con il quale una stampa connivente e complice dà l’assist perfetto ad una sinistra oramai in fase terminale per idee, proposte e progetti, che riesce a compattarsi solo nei termini di un antifascismo ottuso, livoroso e bavoso: la bandiera nazista dei Carabinieri.
Conoscerete sicuramente il fatto: in rete inizia a circolare la foto dell’interno di una caserma dei Carabinieri con una (presunta) bandiera nazista. Apriti cielo! I vertici dell’Arma si dicono indignati, la Pinotti pretende una Commissione di inchiesta, la sinistra al caviale si strappa i capelli (rasta, ci auguriamo, così almeno farebbero meno schifo) per il “Fascismo che ritorna”.

Sorvoliamo, per carità di Patria, sul fatto che la bandiera in questione non è affatto nazionalsocialista: si rifà al Secondo Reich, quello prussiano, e non certamente al Terzo. Probabilmente è stata appesa da un appassionato di militaria, vale a dire oggettistica come bandiere, manifesti, mostrine, armi d’epoca, tutte cose che colleziona chi è appassionato di collezionismo, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza e dal periodo storico. Io stesso, per lavoro, sono solito recarmi nello studio di un libero professionista che ha questa passione, specialmente per i manifesti di propaganda relativi al secondo conflitto mondiale: nel suo studio, quindi, si possono vedere appesi manifesti della RSI come della Russia sovietica, del Giappone come della Germania Nazionalsocialista, e via dicendo, senza che ciò implichi che la persona in questione patteggi per l’una o per l’altra parte.

Non paghi della figura barbina rimediata e delle pernacchie che sono arrivate da tutte le parti, il Ministro della Difesa Pinotti è riuscita, se possibile, a rendersi ancora più ridicola, con queste motivazioni: va bene, abbiamo capito che la bandiera in questione non è nazista, ma è comunque utilizzata nelle manifestazioni dei neonazisti, quindi la questione rimane grave, anzi gravissima.

Verrebbe voglia di farsi togliere un pezzo di cervello per farlo trapiantare nella testa degli antifascisti, almeno cinque minuti, giusto per fargli capire quanto sono imbecilli, tanta è la stupidità causata dal livore ideologico.

Se estendessimo questo ragionamento imbecille in altri ambiti, non ne usciremmo più. Noi siamo Fascisti e spesso, nelle nostre uscite pubbliche, sventoliamo la bandiera italiana: si vieta l’esposizione della bandiera italiana su tutto il suolo nazionale? E durante le partite di calcio come si fa? Meno male che l’Italia non si è qualificata, altrimenti avremmo rischiato di intasare le procure di questa repubblichetta, già nel caos per conto loro.

Se andassi a mangiare il panettone davanti alla tomba di Benito Mussolini allora il tipico dolce del nord Italia verrebbe messo fuorilegge?

Basterebbe questo per mettere a tacere questi morti viventi tanto incapaci di una qualunque azione concreta per il benessere della Nostra Nazione quanto pronti, alla minima idiozia, ad alzarsi in piedi come un sol uomo per strepitare del nulla cosmico. 

La questione, però, nasconde una ipocrisia di fondo.

Nella caserma di Nassirya, in seguito all’attacco kamikaze che uccise 28 persone, 19 delle quali italiane, fu ritrovata una bandiera della Repubblica Sociale in una delle camerate dove era stanziato il reparto italiano. In quel caso nessuno pronunciò una parola, lo Stato fece silenzio e commemorò quei morti senza alcuna polemica, perché aveva bisogno di simboli e di martiri per compattare attorno a se la popolazione italiana nella guerra che ci vide impegnati come cagnetti scodinzolanti al fianco di quello Stato criminale e guerrafondaio degli Stati Uniti d’America.

Il 31 dicembre del 2010 Matteo Miotto venne ucciso in Afghanistan con un colpo alla testa da un cecchino nemico, che non gli lasciò alcuna via di scampo: nella foto che venne mostrata ai media venne cancellato lo stemma sabaudo del tricolore che Miotto aveva con se in missione. Lo Stato aveva bisogno di simboli, e di martiri, per compattare la popolazione italiana in un’altra guerra di aggressione condotta dagli Stati Uniti, quella contro l’Afghanistan dove, ci venne detto, si nascondeva il terrorista Osama Bin Laden.
Quando il 23 dicembre 2016, a Sesto San Giovanni, due carabinieri uccisero il terrorista Anis Amri, inizialmente senza nemmeno sapere che fosse lui, nessuno, se non quattro disadattati sociali di sinistra, fece notare che i due Carabinieri pubblicavano sul loro profilo Facebook foto e video inneggianti al Fascismo ed ai reparti italiani coinvolti nel primo conflitto mondiale. Allo Stato servivano degli eroi, che fortunatamente non divennero martiri, per compattare la popolazione italiana contro quello stesso pericolo terrorista che abbiamo contribuito ad amplificare permettendo l’ingresso di centinaia di migliaia di sbandati sociali sul suolo italiano ed europeo, e per farsi bello agli occhi del mondo.

Ora che la caccia al Fascista è aperta, e a breve rischia perfino di divenire legalizzata, allo Stato i martiri non interessano più: vogliono compattare il popolo italiano contro il pericolosissimo estremismo Fascista (lo stesso di quelli del Veneto Fronte Skinheads, che hanno “osato” leggere un volantino in una sala, pubblicamente e a volto scoperto, per poi andarsene tranquillamente senza torcere un capello ad anima viva) per cercare disperatamente di conservare quel terreno che sentono franargli sotto i piedi.

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