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Je suis Fabio Di Lello

“Italo D’Elisa, dopo aver ucciso Roberta, nell’incidente, non ha mai chiesto scusa, non ha mostrato segni di pentimento. Anzi, era strafottente con la moto. Dava fastidio al marito di Roberta. Quando lo incontrava, accelerava sotto i suoi occhi”. Così dice, intervistato da Radio Capital, l’avvocato Cerella, legale di Fabio Di Lello. Succede questo. Succede che quando vedi tua moglie e il figlio che porta in grembo uccisi da un balordo che brucia il semaforo rosso a cento chilometri orari, forse hai ancora un poco fiducia nella Giustizia. Ti auguri che essa faccia il suo corso, che questo figlio di puttana vada dietro le sbarre e paghi per quello che ha fatto, per averti rovinato la vita, e non solo la tua. Succede che, dopo solo qualche mese, questo Stato infame gli ridia la patente, e questo bastardo, che non ha mai dimostrato alcuna forma di pentimento o di dispiacere per quello che ha fatto, continui a scorrazzare in moto per il paesello, come se niente fosse accaduto. Succede che t’incazzi, e fai l’unica cosa che solo chi ha amato, amato fino a star male, amato fino a morire, può fare: prendere una pistola e scaricarla addosso a questo arrogantello bastardo. Per poi costituirti alla Polizia e lasciare la pistola ancora calda sulla tomba di tua moglie, come segno di un debito che hai pagato, prima di tutto con la tua coscienza. Dopo solo pochi mesi un uomo che ha perso la sua famiglia deve subire anche lo sbeffeggiamento di uno stronzetto arrogante che, quando lo incontra in città, lo prende per il culo accelerando con la moto che quello stesso Stato infame gli permette tranquillamente di guidare. Gli errori, per quanto tragici possano essere, si potrebbero pure accettare. La miseria umana e morale di un uomo che uccide la tua famiglia e poi si permette pure di prenderti per il culo, questo no. Fabio Di Lello non era un finto profugo, non scappava da nessun Paese, non è un parassita africano che fugge dalla propria Patria per fare il fancazzista mantenuto qui, in Italia. Sicuramente non avrà l’approvazione della Boldrini, di Gad Lerner o di Saverio Tommasi. Non si parla di migranti, qui. Anzi, probabilmente questa canicola di traditori ne approfitterà per danzare sui cadaveri, con quello squallore che ormai li contraddistingue umanamente prima ancora che politicamente, e per dirci che “Vedete? I criminali non sono solamente gli stranieri!” Io non so se Fabio Di Lello si pentirà mai: queste sono questioni che riguardano la (In)Giustizia ordinaria e la sua coscienza. So solo una cosa: che, da esseri umani, non si può non solidarizzare con lui. Con un uomo, cioè, vittima di uno Stato sempre garantista con gli assassini e con i carnefici, e crudele con le vittime.

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