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Il senso di Salvini per la raccolta voti

Pubblichiamo un intervento personale del responsabile della sezione “Bologna Pianura Est”, Elia Pirone


Per quanto risulti a prima vista problematico nella sua identificazione politica, capire Matteo Salvini è molto più facile di quanto in realtà non sembri.
Le sue ultime uscite pubbliche confermano questa tesi, suffragata peraltro da tutte quelle sfumature che il leader della Lega Nord ha assunto nel giro di un lasso di tempo molto breve. Le stesse che mandano in confusione chi è già confuso di suo. Ma chi ha veramente “fiuto” per i politicanti e le loro tecniche – chi come noi di MFL non si lascia trarre in inganno – ha ben chiara la situazione.
Chi è Matteo Salvini? O meglio: chi è stato? Anni fa era un anti-meridionalista convinto, uno che cantava fieramente “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani“; oggi ha fondato “Noi con Salvini”, contenitore civetta per rendere la Lega più digeribile al Sud (decenni di insulti, del resto, non sono passati inosservati). Qualche mese fa era il miglior amico di CasaPound, che i più attenti conoscono come una realtà politica sempre molto attenta a cavalcare l’onda giusta (“Salvini non parla più di ‘padania‘!” – ma lo Statuto della Lega ahimé sì, e nell’articolo 1…); adesso è pappa e ciccia col famoso centrodestra (e CasaPound l’ha rinnegata, ma dopo averla usata per far eleggere il pluriespulso Mario Borghezio all’europarlamento). Qualche mese fa si proclamava simpatizzante e alleato di Marine Le Pen (che, a dispetto di quanto alcuni ripetono senza prove e in modo politicamente povero, non è filo-sionista); in queste ore scopriamo che ha fatto visita allo Stato illegale di Israele, arrivando persino a delirare dicendo che i palestinesi “tengono in ostaggio milioni di persone“. Ora, se non bastassero tutti questi saltelli salviniani – e della Lega in generale – credo che l’ultimo balzo, la visita in Israele, sia quello che toglie ogni dubbio.
Preciso che io non ho la fissa degli ebrei: non sono abituato a giudicare i miei avversari dalla religione; insomma io non ce l’ho con l’ebreo, bensì con il banchiere, il capitalista, il guerrafondaio di regime, il lobbista. Ma non attacco né l’etnia né il credo, perché farlo significherebbe scendere in un razzismo che non appartiene a me e neppure ai Camerati. E farebbe il gioco dei detrattori, che non aspettano altro.
Tuttavia – e qui torno a Salvini – non si può accettare che una realtà politica costruita a tavolino sulla pelle di innocenti venga sostenuta in qualsiasi modo, specie quello spudorato del leader della Lega.
Israele è uno Stato canaglia che da decenni porta avanti una guerra etnica contro gli arabi e devasta e uccide in nome dell’ideologia che lo regge: il sionismo.
Questo è inammissibile, e Salvini, facendo ciò che ha fatto, si è comportato da irresponsabile, scegliendo con estrema nettezza il campo in cui e per cui combattere. In poche parole, Salvini si è dichiarato per quello che è realmente: un servo del sistema USA-israeliano e dell’asse occidental-capitalistica.
Credo personalmente che, ormai, non ci siano più dubbi: sostenere Salvini e la Lega significa compromettere la propria identità. Politica e culturale. Salvini non è più credibile e bisogna che la cosiddetta “Area” se ne faccia una ragione, se non vuol finire ancora più screditata di quanto già non sia ora (e non lo è poco…).
Scommettiamo, visto che manca poco, che il “buon” Salvini non dirà una parola sulla fatidica data del 25 aprile? Ci riaggiorniamo a fine aprile.

Vice-admin

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