L'unico movimento del e per il popolo italiano!

Mese: settembre 2015

Bologna: in giro per il centro e la zona universitaria

Pubblichiamo il comunicato della sezione bolognese.

I camerati bolognesi di MFL a spasso per il centro e la zona universitaria!
Come abbiamo detto in queste ore, è l’azione militante l’unica cosa che conta e Noi abbiamo dimostrato oggi – per l’ennesima volta – che nessuno spazio ci è precluso.
Via San Vitale, via Indipendenza, via Zamboni, la Facoltà di Economia e il dipartimento di Psicologia… Noi andiamo ovunque, alla faccia dei collettivi che si credono “monopolisti”.
Non Forza Nuova.
Non CasaPound.
Solo Movimento Fascismo e Libertà!

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Bologna: volantinaggio al Galvani

Oggi la sezione bolognese di MFL-PSN ha effettuato un riuscito volantinaggio davanti al Liceo Galvani, trovando una serena e interessata accoglienza da parte degli studenti, curiosi di poter confrontarsi con una posizione politica indipendente dai soliti poteri forti – bianchi, rossi e chi più ne ha più ne metta – e non conforme nella sua azione militante.
E’ proprio così che Noi intendiamo l’attività politica sul territorio: per il popolo, tra il popolo, faccia a faccia, sfidando il perbenismo e i benpensanti che ci vorrebbero in un ghetto a rievocare ciò che l’immaginario collettivo, nel vano tentativo di demonizzarci, ci ha dipinto addosso.
Non cederemo un solo centimetro di terreno! E continueremo a portare il “verbo” ovunque la nostra coscienza politica lo richiederà.
Avanti!

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Se il marxista Fusaro esalta il fascista Gentile

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I tempi non sono più quelli di una volta, si dice spesso. Per certi versi è un male, per altri invece è possibile essere più clementi, per non dire interessati. Quest’ultimo è il caso di Diego Fusaro (clicca), giovane ricercatore dalla forte preparazione filosofica e curatore di un blog sul Fatto Quotidiano. Fusaro si definisce “allievo indipendente di Hegel e Marx. Al di là della destra e della sinistra. Anticapitalista in lotta per l’emancipazione umana”.  Di fatto, è un neomarxista. Nonostante questo – o forse proprio per questo – nulla gli ha impedito di pubblicare su testate quali L’intellettuale dissidente e il Fatto Quotidiano stesso un articolo illuminante intitolato “La Buona Scuola è quella di Giovanni Gentile”. Naturalmente il riferimento è a Matteo Renzi, che ha così denominato la sua ridicola riformetta dell’istruzione. Nell’articolo vengono elencati le motivazioni che portano a ritenere che la riforma Gentile, di epoca fascista, sia la migliore che l’Italia abbia mai visto.

QUI l’articolo di Fusaro. Buona lettura.

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Quell’insopportabile bambino morto sulla spiaggia

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Sì, è vero, la foto che ritrae un bambino siriano riverso sulla spiaggia di Bodrum (Turchia), diffusa in queste ore dal giornale comunista il manifesto (che ne ha fatto anche la sua prima pagina di oggi), è insopportabile. Ma vediamo, di seguito, se anche i buonisti hanno qualcosa da rimproversarsi…
L’immagine, certamente molto cruda, è una dura lezione per i popoli europei, così come lo è la storia di Reem Hassam (clicca) – destinata, per forza di cose, visto l’andazzo radical-buonista di questa nazione, a passare sostanzialmente sotto silenzio -, altra siriana, per i Siriani e per i popoli orientali in generale. La storia di Reem, come potrete leggere, insegna a tutti i profughi – veri e presunti – che il primo dovere di colui che appartiene a una terra è combattere per essa quando viene minacciata da un pericolo, esterno o interno che sia, rimanendo all’interno dei suoi confini. Non è o non dovrebbe essere eroismo, ma naturale istinto di autoconservazione applicato alla propria comunità d’appartenenza, ma tant’è…
Di riflesso, la vicenda di questo bambino senza identità è un monito ai passati e presenti errori legati al colonialismo imperialista dei popoli europei verso le altre nazioni (è innegabile, infatti, che, se gli euro-americani non avessero ridotto in un certo modo diversi popoli lontani, tali popoli sarebbero rimasti con ogni probabilità appunto lontani da noi). Non solo, però! Affibbiare tutte le responsabilità agli effetti collaterali (mica tanto) del neocapitalismo sarebbe riduttivo e costituirebbe di certo un’autoassoluzione per certe ignobili categorie di individui che speculano sui fenomeni migratori.
Come appunto quelli del manifesto, che strumentalizzano immagini e vicende di questo tipo per diffondere la loro ripugnante propaganda pro-immigrazione selvaggia, insomma la globalizzazione dei popoli, il meticciato mondiale. E dire che dovrebbero essere anche loro – e adesso ci riferiamo a quei politici e a quelle persone che nelle posizioni del manifesto si rivedono – a fare mea culpa cospargendosi il capo di cenere. Infatti, la loro è una responsabilità materiale, quando sono (o sono stati) al governo, e morale, quando con la loro condotta hanno impedito alla coscienza della nazione di sviluppare un metodo di approccio preventivo a un’ondata migratoria generalizzata che si sapeva per certo che sarebbe arrivata e che sta duramente colpendo soprattutto l’Italia. Lo hanno impedito in nome di una distorta concezione anti-nazionale dei diritti umani.
Pertanto, vedano di non nascondersi dietro un dito o, peggio, di pontificare con l’indice alzato e lo sguardo severo, quasi a testimoniare una superiorità morale che non c’è e non può logicamente esserci! La responsabilità di tutti i morti nel Mediterraneo, infatti, grava anche su di voi, inerti buonisti.

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Quando l’avversario ti fa i complimenti… Emilio Bianchi sul “Telegraph”!

Altra lezione di stile dal Regno Unito. The Telegraph, quotidiano conservatore (noi diremmo di centrodestra) quindi non particolarmente esterofilo, pubblica un articolo elogiativo su Emilio Bianchi, palombaro della criticatissima (dalle nostre parti…) X MAS comandata da Junio Valerio Borghese.
Bianchi, in piena Seconda guerra mondiale, fu uno dei partecipanti dell’impresa di Alessandria (clicca), durante la quale lui e altri cinque uomini affondarono due navi inglesi e danneggiarono un cacciatorpediniere e una nave cisterna.
Bianchi venne decorato, in seguito, dal comandante di una delle navi affondate, sir Charles Morgan (sempre a proposito di stile).

Clicca QUI per leggere l’articolo del quotidiano britannico.

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