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La società platonica come possibile antidoto ai mali del presente

Se c’è un pensatore che, nel corso della storia dell’umanità, è arrivato a tratteggiare – e a lottare attivamente per la sua realizzazione, volendo essere diverso da «un uomo tutto parole, ma incapace di impegnarsi in qualsiasi azione» – un modello di società più “ideologicamente” affine a quello da noi proposto, quello è Platone.
In realtà sarebbe più esatto dire che siamo noi “in ritardo” di più di 2000 anni rispetto alle posizioni filosofico-politiche dell’ateniese e che quanto da noi proposto può a buon diritto essere considerato una riproposizione – in chiave contemporanea – della città-Stato platonica. Il che non è certo riduttivo né poco impegnativo, se consideriamo con oggettività l’opera del filosofo greco! Molte pagine della Repubblica, il dialogo nel quale teorizza la città-Stato perfetta, sono di uno spessore intellettuale e di una acutezza sociologica impressionanti.
Se dunque ci poniamo la domanda: “Qual è l’elemento disgregatore fondamentale degli attuali sistemi socio-politici?”, la risposta non potrà che essere una, con una serie di concause e conseguenze che non tratteggeremo qui. E tale risposta è «l’individualismo», identificato nella sua più sordida sfumatura che si manifesta nell’esaltazione del se stesso, nell’annichilimento di ogni principio sociale e comunitario, vincoli che vengono vissuti come ostacolo alla realizzazione di quella che chiamano, in modo decisamente distorto, «autodeterminazione», che altro non è che un continuo superare limiti che natura, civiltà e finanche buon senso impongono.
Insomma, è individualismo la tendenza all’autoaffermazione a discapito del contesto, dell’altro-ostacolo, della società, dello Stato.
Per questo oggi assistiamo a una sempre crescente anarchia dei costumi e della morale, che, personalizzandosi, non ha più motivo di obbedire alla natura e ai principi fissati dalla tradizione. L’individualismo – con la sua rappresentazione politicamente intesa, ovvero il liberal-liberismo – sgretola la comunità, la rende un vacuo contenitore di anime accecate dal proprio ego. «Tutto intorno a te» è lo slogan, così involontariamente cinico, che meglio rappresenta l’attuale tendenza. Il capitalismo contemporaneo – sia detto a margine – è stimolo e insieme conseguenza della nuova mentalità.
Platone, tornando alla nostra teorizzazione, rappresenta un fiero avversario della disgregazione odierna; forte della sua concezione organica dello Stato, egli teorizza una società pacificata dall’interclassismo che si regge sul cardine comunitario del bene comune. Come riconosce anche Julius Stenzel, parlando appunto dell’ordine gerarchico che vige nella comunità platonica, «L’autorità dei filosofi sulla massa degli artigiani non fa perciò che eseguire la loro stessa volontà, solo non sempre chiara a se stessi». E questa subordinazione volontaria alla classe dirigente è concepita in prospettiva del «compimento […] della propria felicità». Tralasciando necessariamente il contesto platonico, per forza di cose limitato rispetto a quello nel quale viviamo noi contemporanei, è del tutto evidente che – in netta contrapposizione con l’ideologia comunista della lotta di classe quale mezzo per imporre violentemente il predominio di una classe, in vista di un inumano livellamento generale dei singoli – la posizione di Platone ci appare conforme e anzi spunto propositivo interessantissimo di una società che noi vorremmo ordinata, gerarchica (in base a competenze e ad attitudini diversificate per natura) e fondata sulla collaborazione dei gruppi sociali.
Una società che Platone stesso ci descrive nel XII libro delle Leggi, opera successiva alla già citata Repubblica, parlando del contesto militare (ma nulla vieta di applicarlo in senso generico allo Stato): «Mai nessuno, né uomo né donna, sia senza un comandante, né l’anima di alcuno, sia sul serio sia per gioco, per abitudine si avvezzi ad agire da sola e di una iniziativa, ma viva in ogni situazione di guerra e di pace rivolgendo sempre lo sguardo verso il comandante e seguendolo […]; la vita di tutti sia per quanto possibile collettiva e comune a tutti […]. L’anarchia deve essere eliminata dall’intera vita di tutti gli uomini e degli animali soggetti agli uomini».
Ciò, in Platone, non presuppone un autoritarismo “vecchio stile”, ma una gerarchia sociale basata sul merito delle aspirazioni personali e sull’approccio psicologico alla realtà, andando così a realizzare una società del popolo e della élite. Senatus populusque, si sarebbe detto dalle nostre parti.

platone

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