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La Storia è un’altra “storia”.

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Da 70 anni a questa parte, tre generazioni di studenti hanno appreso dai testi scolastici che la Seconda Guerra Mondiale è stata scatenata da Hitler, un pazzo sanguinario, capo di un manipolo di esaltati e violenti, il quale, salito non si sa come al potere in Germania nel 1933, era riuscito ad ipnotizzare i tedeschi ed a trascinarli, loro malgrado, nel suo folle progetto di conquistare il mondo. Proprio a questo scopo, l’1 settembre 1939 aveva iniziato con l’invadere la Polonia, dato che era la nazione che gli stava più vicino. Tale vile aggressione aveva sconvolto le democratiche coscienze delle democraticissime Inghilterra e Francia, che, due giorni dopo, assieme ai loro vassalli, erano state quindi costrette a dichiarare guerra alla Germania (difficile, qui, sostenere il contrario), nel nobile e disinteressato intento di salvare la Polonia e, naturalmente, l’intera umanità. Alla crociata antinazzzista si erano poi unite, sempre disinteressatamente, le altre democrazie (più o meno popolari), quali l’Unione Sovietica (peraltro anch’essa proditoriamente attaccata dalla Germania), gli Stati Uniti d’America (anch’essi proditoriamente ed inaspettatamente attaccati dal Giappone, altra potenza dell’Asse col solito pallino di conquistare il mondo) e i loro vassalli. Nel frattempo, i tedeschi (=nazzzisti) , giusto per non farsi mancare niente, avevano preso a gasare e/o arrostire a milionate gli ebrei che gli capitavano a tiro, senza trascurare di compiere, ovunque passavano, massacri all’ingrosso tra la popolazione civile. Per essere più precisi, autori di tali nefandezze erano le SS, ovvero l’esercito della morte, che infatti vestiva, almeno nelle parate, l’uniforme nera. Fortunatamente, però, nonostante qualche incidente di percorso, la coalizione democratica aveva alla fine prevalso e salvato il mondo. Questa favola la raccontano dalla fine della guerra (anzi, da ancor prima) e lo fanno quotidianamente con tutti i mezzi possibili: libri, giornali, riviste, cinema, televisione e adesso anche “facebook” e “twitter”; persino nelle commedie il “cattivo” è sempre tedesco (anche quando non veste l’uniforme delle SS, lo si capisce facilmente dal forte accento germanico e dalla “r” lievemente arrotata) ed è anche coglione, perché viene facilmente neutralizzato e ridicolizzato dal “buono”, che è sempre un abile agente americano o inglese (a scelta), il quale riesce così a salvare il mondo (questo è molto importante). Tuttavia, nonostante questi incessanti sforzi messi in atto dal mostro con un unico corpo e tre teste (una ebrea, una capitalista e una comunista), la verità storica, negata, stuprata, straziata e affondata, continua ostinatamente a riemergere e lo fa ogni volta di più. Negli ultimi anni, grazie al lavoro di onesti e coraggiosi ricercatori di tutto il mondo, sono riaffiorati documenti originali, foto, filmati e testimonianze originali, che costituiscono prove inoppugnabili del fatto che:
• Adolf Hitler fu un eccezionale uomo politico e statista, che, svincolandolo da capitalismo e comunismo e rendendogli la giustizia sociale, riuscì in brevissimo tempo a trasformare il suo popolo, fino ad allora lacerato da profonde divisioni e facile preda dei maneggi stranieri, in un blocco monolitico e in una potenza mondiale di primordine;
• proprio per tale motivo, e per arginare la crescente diffusione del nazionalsocialismo che le avrebbe travolte, le “potenze democratiche”, ovvero Stati Uniti ed Inghilterra in primis, i cui governi erano manovrati dalla finanza internazionale che aveva subito fiutato il pericolo mortale che si stava delineando per essa, scatenarono cinicamente una guerra mondiale allo scopo di distruggere la Germania e con essa i nuovi valori che si stavano affermando;
• lo fecero servendosi dei polacchi come utili idioti, ovvero incitandoli a massacrare la popolazione di etnia tedesca intrappolata dentro i loro confini dal Trattato di Versailles, con la promessa mai mantenuta di un appoggio militare in caso di aggressione (infatti non mossero un dito per aiutare l’esercito polacco schiacciato dalla Wehrmacht in 35 giorni e non batterono ciglio quando gli sciacalli sovietici attaccarono a loro volta la Polonia il 17 settembre 1939); in tal modo fecero sì che Hitler non avesse altra scelta se non quella dell’uso delle armi;
• le rappresaglie tedesche sul finire della guerra, spesso volutamente provocate dai terroristi (V. partigiani) che agivano nei vari paesi occupati, erano conformi alla Convenzione dell’Aia del 1907 sul diritto bellico; non furono affatto ad esse inferiori quelle operate dagli “alleati”, che però, anziché il rapporto di 1 a 10, utilizzarono quello di 1 a 25 (inglesi), 1 a 50 (francesi) e 1 a 200 (americani);
• chi si macchiò di veri crimini, furono proprio gli “alleati” con i bombardamenti mirati sulla popolazione civile in Germania, in Giappone e in Italia, che provocarono inutilmente centinaia di migliaia di vittime (il numero esatto è rimasto incalcolabile): i più eclatanti quelli di Amburgo e Dresda (effettuati con bombe al magnesio e al fosforo (vietate) e Hiroshima e Nagasaki (effettuati con bombe atomiche, non vietate perché non previste dal diritto bellico); per non parlare delle violenze sui civili nei territori da essi occupati;
• ad Auschwitz vi erano un ospedale, un teatro e una piscina (che però non vengono mostrati ai turisti che visitano la “perla dell’olocausto”) ad uso degli internati; al pari degli altri analoghi campi di lavoro forzato, istituiti per sostenere lo sforzo bellico della Germania, non vi erano invece le camere a gas: l’unica che viene mostrata ai turisti è stata rozzamente e malamente (ri)costruita dai sovietici nel 1945, ricavandola da un rifugio antiaereo col beneplacito di americani e inglesi;
• i veri campi di sterminio, furono quelli allestiti dagli “alleati”: inglesi in India, francesi in Nord Africa, russi in Siberia e soprattutto americani (nel Rheinwisenlager , organizzato dopo la fine della guerra in Germania dal criminale generale americano Dwight D. Eisenhower, poi presidente USA, furono fatti morire un milione di prigionieri tedeschi per malattia, fame e assassinio; condizioni simili per i “nippo-americani” internati nei campi di concentramento degli USA durante la guerra);
• i grotteschi “processi” di Norimberga prima e di Tokio poi, nei quali essi ricoprivano il ruolo di accusatori e di giudici, furono organizzati dai vincitori per scaricare i crimini da loro commessi sui vinti;
• le Waffen SS furono l’unico vero esercito europeo e non solo, nelle cui file si arruolarono un milione di uomini di 32 nazioni che su tutti i fronti di guerra combatterono valorosamente fino all’ultimo per realizzare il sogno di un mondo libero dal capitalismo e dal comunismo.
L’esito della Seconda Guerra Mondiale non ha salvato il mondo; lo ha fatto semplicemente ripiombare, per quanto riguarda l’Europa occidentale, nella situazione d’anteguerra, nella quale, per soddisfare la voracità di pochi, regna il democratico caos, la democratica corruzione, la democratica inefficienza, la democratica ingiustizia sociale; il popolo, però, può essere contento e soddisfatto, perché può usufruire a iosa delle democratiche elezioni, con le quali può scegliere (ma solo sulla carta) il farabutto che sarà legalmente autorizzato a vuotargli le tasche per riempire le proprie; in aggiunta a quelli che gliele vuotano senza essere legalmente autorizzati e che rimangono ugualmente impuniti. L’Europa orientale, invece, ha potuto godere gratis, per oltre 40 anni, delle delizie del “paradiso dei lavoratori”. Nel concludere queste brevi considerazioni generali, mi viene in mente una frase che Adolf Hitler pronunciò durante il suo discorso allo Sportpalast di Berlino il 3 ottobre 1941: “……una lotta tra la verità è la menzogna è cominciata e come sempre questa lotta finirà con la vittoria della verità”. Fino a qualche anno fa queste parole potevano indurre soltanto ad un sorriso amaro; oggi, invece, comincia a profilarsi la concreta speranza che la profezia del Führer finalmente si avveri. Giuliano Scarpellini

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